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Il punto della settimana

9 dicembre 2000

Biotecnologie e l’incubo dell’eugenetica

La notizia arriva da Stoccolma, di quelle a metà tra il frivolo e l’inquietante. Non trascorreranno dieci anni e tutti avremo una carta d’identità della personalità, da accompagnare a quelle anagrafica e genetica. A spiegarne il significato è intervenuto un Nobel per la medicina, Arvid Carlsson. "Grazie all'impulso che si è avuto in questi ultimi anni nel campo delle neuroscienze e in particolare allo studio delle molecole che portano i messaggi tra i circa 100 miliardi di cellule del cervello – ha annunciato – sarà possibile definire le diverse personalità, così come oggi definiamo le differenze individuali guardando per esempio il volto di una persona. Tra 10 anni saremo in grado di distinguere le varie personalità partendo dal profilo biochimico del cervello di ognuno". Tutti quelli finora convinti di avere un pessimo carattere, o di essere estroversi, o rosi dalla gelosia e dalla timidezza dovranno ricredersi. Le bioscienze ridurranno a formula qualsiasi segreto della psiche, arriveranno forse a toccare l’anima.

Il progresso della scienza non va fermato, questo è certo. Così come la bioscienza e la biotecnologia non sono cattive di per se. Il problema come sempre è di equilibrio, di confine fra sperimentazione e rispetto. Prendiamo qualsiasi dizionario di biologia. Definizione di Biotecnologia: "Manipolazione scientifica di organismi viventi, specialmente a livello molecolare genetico per produrre risultati utili. Le maggiori tecniche usate sono la congiunzione dei geni e la ricombinazione del Dna". Biodiversità: "Ampia diversità e interrelazione degli organismi basata su fattori genetici e ambiantali". Tra queste due concenzioni va trovato il punto di equilibrio. Altrimenti si passa a un altro termine, Eugenetica: "Scienza che ha per fine il miglioramento genetico della specie umana"

L’eugenetica è uno dei maggiori incubi del ‘900. In suo nome è stata inseguita un’improbabile e impossibile purezza della razza e sono state perpetrate e giustificate le peggiori stragi dell’umanità. Siano stati costretti a imparare termini come "pulizia etnica" e ad apprendere informazioni di esperimenti sempre più sofisticati per eliminare malattie, particolarità, errori veniali della natura. Fra pochi anni, ci hanno insegnato, sarà possibile nascere senza strabismo, alluce valgo e chissà senza quanti altri piccoli difetti. E magari con un ottimo e soave carattere, ci dicono ora da Stoccolma. Ecco perché va ripensata una nuova etica della vita. Proprio "Ripensare la vita" (Il Saggiatore, lire 29 mila), è intitolato il saggio di Peter Singer, una delle autorità mondiali nel campo della bioetica. "Dopo aver regolato per quasi duemila anni i nostri pensieri e le nostre decisioni sulla vita e sulla morte, l’etica tradizionale dell’Occidente è in crisi", così comincia il saggio di Singer e cerca di dipanare un ragionamento sulle regole alla ricerca di un orizzonte che non perda mai di vista l’umanità.

 

 


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