Il
cibo biologico
non può essere solo una moda
La tutela della salute è un affare. Lo stanno scoprendo
le catene della grande distribuzione alimentare, convertite in tutto o in parte
allagricoltura biologica.
Il giro daffari della vendita di prodotti agricoli biologici _
ossia prodotti senza l'uso di pesticidi, concimi chimici o additivi ma anche senza sementi
geneticamente modificate _ ha toccato in Italia, nel 1999, i 2 mila miliardi, crescendo
del 25 per cento lanno. Nella produzione operano circa 45 mila aziende, occupando
800 mila ettari. Il problema è il prezzo.
Una vera giungla. Nei mercati rionali, dove è possibile ancora
trovare ortaggi e frutta prodotti da piccolissimi coltivatori, troppo tradizionalisti ed
economicamente deboli per ricorrere a tecnologie sofisticate, i prezzi sono abbastanza
contenuti. La grande distribuzione o i negozi specializzati adottano una politica dei
prezzi estremamente selettiva, col risultato che i prodotti biologici costano dal 40 al 60
per cento di più di quelli non altrettanto garantiti.
Il consumatore tipo viene identificato in persone fra i 30 e i 45
anni, residenti in Italia settentrionale, di cultura media o medio-alta e di reddito
agiato. Con il rischio che bambini e anziani pensionati, ossia le fasce da tutelare
maggiormente dal punto di vista alimentare e della salute, restino tagliate fuori. Unico
dato confortante è che molte amministrazioni comunali e istituzioni sanitarie stanno
adottando menù biologici nelle mense scolastiche e negli ospedali.
Ma è proprio necessario nutrirsi dei prodotti delle terra così come
crescono, o qualche piccola correzione alla natura può essere di giovamento? La questione
è spinosa, perché fra i prodotti alimentari protetti da parassiti e malattie con
manipolazioni genetiche e "Frankenfood", il cibo di Frankenstein, il passo a
volte rischia di essere molto breve. Sta accadendo per il vino. Attorno ai vitigni biotech
rischia di scatenarsi una vera e propria guerra commerciale, con la Francia che pur di
mantenere competitivo il proprio prodotto approva le modificazioni genetiche ma vuole
anche una moratoria di 10 anni. Il problema è chi controlla il labile confine tra
protezione e alterazione genetica. La Finlandia si è candidata come sede
dellAuthority europea per la sicurezza alimentare, forte anche dei dati in arrivo
dagli Usa, dove le coltivazioni Ogm sono diminuite del 25% almeno rispetto alla produzione
destinata al consumo interno. La creazione di un organismo di controllo su base europea è
forse lunica soluzione possibile per conciliare qualità e prezzo e sottrarre i cibi
biologici dallidea di essere simbolo di una moda molto esclusiva riservata a classi
uptodate.
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