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Il punto della settimana

23 dicembre 2000

Quasi inevitabile il SuperSalmone

Domani, più o meno ovunque, come vuole tradizione si mangia di magro. Il precetto cristiano di astinenza e digiuno è però praticato da sparuti gruppetti integralisti, così come soltanto i musulmani più fondamentalisti sono davvero capaci di digiunare durante il ramadan, evitando di abbandonarsi agli eccessi del dopo tramonto. Ciò significa che mezzo mondo, quello che ovviamente se lo può permettere, in poche ore consumerà quintali di pesce e verdure. E poiché ormai sono globalizzati anche i gusti con buona probabilità dalle tavole mancheranno filetti di baccalà e sarde in saor, ma non si farà a meno del salmone. Con buona pace dei produttori, capaci di soddisfare sempre lo stesso mezzo mondo con rosee carni allevate come polli da batteria. E’ di qualche mese fa la notizia dell’invenzione del SuperSalmone. Lo hanno inventato gli americani, modificando geneticamente le uova e ottenendo un animale in grado di crescere dieci volte più in fretta del normale. Brevettato ad aprile, sarà di sicuro sulle nostre tavole se qualcuno è riuscito ad aggirare il divieto dell’Unione Europea, emesso a novembre, a introdurlo nei quindici Paesi membri.

Non per rovinare la cena a nessuno, ma sul SuperSalmone un paio di  bisogna saperle. La prima è che il prezzo di una crescita rapida trova spesso sostanza in deformità e malattie, curate preventivamente nutrendo il pesce con antibiotici. La seconda è che in Canada un buon numero di salmoni transgenici, più moderati di quelli americani, visto che si sviluppano due volte più rapidamente dei salmoni naturali, sono riusciti a fuggire dagli allevamenti, si sono diffusi nell'ambiente e si sono incrociati con gli animali presenti in natura. Col risultato che il patrimonio genetico modificato si diffonderà in progressione geometrica.

Dagli alimenti biologicamente modificati, insomma, c’è poco scampo, a meno che lo scontro in atto fra le correnti scientifiche americane _ estremamente avanzate sia nel consentire che nell’osteggiate il biotech _ non lasci caduti sul campo. Sono ben strani gli americani. Da una parte spendono milioni di dollari per dimostrare che i pollini di mais transgenico sono un veleno mortale per le farfalle Monarca, dall’altra registrano senza battere ciglio dichiarazioni come quella di Phil Angell, direttore delle comunicazioni della Monsanto: "Monsanto non dovrebbe preoccuparsi della salute degli alimenti biotecnologici. Il nostro interesse è venderne quanto più possibile. Assicurarsi della loro salubrità è affare del F.D.A. (Food and Drug Administration, ufficio governativo statunitense, ndr)."

 


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