Piccoli incidenti di percorso
spezzano il cuore alla scienza
ma lo spettacolo continua
Due piccole notizie: uninfezione batterica uccide un clone di guar, raro bovino
asiatico in via di estinzione e un fatale errore umano in laboratorio partorisce un virus
killer, una riedizione di vaiolo cento volte più letale del virus debellato in natura.
Linfinitamente piccolo si prende rivincite sulluomo e sulla natura come nei
peggiori incubi della fantascienza di serie B anni 50. Per il resto la settimana è stata
densa di grandi e importanti annunci dal mondo della biotecnologia. Ma sono le piccole
notizie, quelle che sfuggono o si nascondono per decoro, a preoccupare. Lincidente
del clone è successo in Massachussets, presso lAdvanced Cell Tecnologies di
Worcester. Quello del virus in Australia, nei laboratori dellente nazionale di
ricerca Csiro. Lerrore, insomma, si può annidare ovunque, nellindustria
privata o nella ricerca pubblica.
Il problema è di scienza e coscienza. Sono i ricercatori stessi, a quando pare, a
dover cercare le armi più adatte alla prudenza e a doversi dare dei limiti. Le parole di
Annabelle Duncan, direttore proprio dei laboratori di scienze molecolari del Csiro,
sono esemplari in proposito. "Non è questione di fermare le ricerche _ ha riflettuto
_ perché altrimenti si rinuncia a molte scoperte benefiche. Ma bisogna essere sicuri che
sia molto, molto difficile per chiunque abusare dei risultati".
In quel "molto" iterato cè scritto tutto il dramma delluomo di
scienza, diviso tra la necessità di andare avanti e il dovere, radice di ogni etica, di
non peccare di orgoglio. Giocare con la vita non è cosa da poco, mette in discussione
perfino i sentimenti. "Tutto indica che clonare utilizzando una specie diversa
funziona, come scienziato sono contento, come essere umano mi dispiace che un animale sia
morto", sono le parole di Philip Damiani, il padre di Noah, il guar clonato grazie
allinserimento di centinaia di cellule della pelle negli ovuli di mucche domestiche,
morto due giorni dopo la nascita per uninfezione, una banale enterite.
Un atteggiamento possibile lo
suggerisce Jeremy Rifkin, autore del "Secolo Biotech". Il saggista nota, in una
recente intervista, che "la rivoluzione biologica potrebbe portarci sia a una
rinascita sia a un arretramento, dipende da come sfruttiamo questa nuova scienza".
"E' chiaro che non vogliamo arrivare a una realtà popolata da cibi transgenici né
all'eugenetica, cioè produrre bambini su richiesta _ continua Rifkin _ . Si potrebbe,
invece, usare questa nuova scienza come partner, come un modo per arrivare a
un'agricoltura più conveniente, più efficiente, più organica. Le biotecnologie, poi,
potrebbero essere poste al servizio della medicina preventiva. Quindi, è realistico
affermare che la nuova tecnologia e la nuova rivoluzione economica potranno prendere
strade completamente diverse: quello che è importante è avere il coraggio e
l'intelligenza di intravedere non solo i potenziali vantaggi ma anche eventuali svantaggi
derivanti dall'uso delle nuove tecnologie: per superarli e quindi migliorare la condizione
umana". Non per respingere a priori il concetto di profitto, ma parole di Rifkin dovrebbero
essere fondamentali per ricordare a ciascuno che lutile della nuova scienza e della
nuova economia non va calcolato soltanto in dollari o qualsiasi altra valuta. |