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Il punto della settimana

13 gennaio 2001

Piccoli incidenti di percorso
spezzano il cuore alla scienza
ma lo spettacolo continua

Due piccole notizie: un’infezione batterica uccide un clone di guar, raro bovino asiatico in via di estinzione e un fatale errore umano in laboratorio partorisce un virus killer, una riedizione di vaiolo cento volte più letale del virus debellato in natura. L’infinitamente piccolo si prende rivincite sull’uomo e sulla natura come nei peggiori incubi della fantascienza di serie B anni 50. Per il resto la settimana è stata densa di grandi e importanti annunci dal mondo della biotecnologia. Ma sono le piccole notizie, quelle che sfuggono o si nascondono per decoro, a preoccupare. L’incidente del clone è successo in Massachussets, presso l’Advanced Cell Tecnologies di Worcester. Quello del virus in Australia, nei laboratori dell’ente nazionale di ricerca Csiro. L’errore, insomma, si può annidare ovunque, nell’industria privata o nella ricerca pubblica.

Il problema è di scienza e coscienza. Sono i ricercatori stessi, a quando pare, a dover cercare le armi più adatte alla prudenza e a doversi dare dei limiti. Le parole di Annabelle Duncan, direttore proprio dei laboratori di scienze molecolari  del Csiro, sono esemplari in proposito. "Non è questione di fermare le ricerche _ ha riflettuto _ perché altrimenti si rinuncia a molte scoperte benefiche. Ma bisogna essere sicuri che sia molto, molto difficile per chiunque abusare dei risultati".

In quel "molto" iterato c’è scritto tutto il dramma dell’uomo di scienza, diviso tra la necessità di andare avanti e il dovere, radice di ogni etica, di non peccare di orgoglio. Giocare con la vita non è cosa da poco, mette in discussione perfino i sentimenti. "Tutto indica che clonare utilizzando una specie diversa funziona, come scienziato sono contento, come essere umano mi dispiace che un animale sia morto", sono le parole di Philip Damiani, il padre di Noah, il guar clonato grazie all’inserimento di centinaia di cellule della pelle negli ovuli di mucche domestiche, morto due giorni dopo la nascita per un’infezione, una banale enterite.

Un atteggiamento possibile lo suggerisce Jeremy Rifkin, autore del "Secolo Biotech". Il saggista nota, in una recente intervista, che "la rivoluzione biologica potrebbe portarci sia a una rinascita sia a un arretramento, dipende da come sfruttiamo questa nuova scienza". "E' chiaro che non vogliamo arrivare a una realtà popolata da cibi transgenici né all'eugenetica, cioè produrre bambini su richiesta _ continua Rifkin _ . Si potrebbe, invece, usare questa nuova scienza come partner, come un modo per arrivare a un'agricoltura più conveniente, più efficiente, più organica. Le biotecnologie, poi, potrebbero essere poste al servizio della medicina preventiva. Quindi, è realistico affermare che la nuova tecnologia e la nuova rivoluzione economica potranno prendere strade completamente diverse: quello che è importante è avere il coraggio e l'intelligenza di intravedere non solo i potenziali vantaggi ma anche eventuali svantaggi derivanti dall'uso delle nuove tecnologie: per superarli e quindi migliorare la condizione umana". Non per respingere a priori il concetto di profitto, ma parole di Rifkin dovrebbero essere fondamentali per ricordare a ciascuno che l’utile della nuova scienza e della nuova economia non va calcolato soltanto in dollari o qualsiasi altra valuta.


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