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Il punto della settimana

27 gennaio 2001

Il riso svela i suoi codici
Tutta la creazione rischia l'etichetta

Anche il riso ha capitolato. Il codice genetico della pianta che nutre mezzo mondo è stato decodificato dalla Sygenta e da una società americana che ha già brevettato due geni del cancro al seno. Il problema che si apre ora è proprio che cosa farne di quel codice composto da 50.000 geni, in grado di portare a chi lo possiede grandi rendimenti economici. Attraverso il genoma, infatti, si può intervenire sulle varietà, le malattie, la produttività della pianta. Al di là delle questioni sulle caratteristiche organolettiche del riso geneticamente modificato, il timore sono le ripercussioni di un possibile brevetto del Dna del riso.

La Sygenta ha già annunciato l’intenzione di mettere a disposizione degli scienziati, "attraverso contratti di ricerca" e "senza diritti d'autore o tasse di tecnologia", quello che comunque considera una "proprietà intellettuale". Non specifica di più, ma si può intuire comunque l’interesse del mercato, calcolando che fra poco sulla terra saremo 8 miliardi e che quasi due terzi di questa popolazione viene sfamata dal riso. Sono 5 mila anni che l’umanità coltiva riso e ora si calcola che la richiesta nei prossimi 30 anni aumenterà del 70 per cento. La tentazione di sfruttamenti commerciali è forte.

Del resto la pratica dei brevetti è ampia e le pressioni forti. All’orientamento europeo di non consentirne, William Steere, magnate della Pfizer, colosso chimico farmaceutico americano, ha risposto addirittura che l’ "Europa sembra essere entrata in un periodo da secoli bui". Una sorta di nuovo medioevo, insomma. Da il senso dello scontro che si va consumando attorno alle biotecnologie, che è anche scontro di modelli di sviluppo, oltre che etico.

GeneWatch, un’associazione inglese che classifica in un database i brevetti richiesti e ottenuti ne ha calcolati, alla fine del 2000, 126.672, compresi quelli umani. In una settimana il numero è cresciuto del 27 per cento, raggiungendo i 161.195. Per avere un’idea basta qualche cifra. Da sola la Genset francese ha applicato il brevetto a 36.083 sequenze genetiche umane. Sono in attesa di brevetto protocolli di controllo genetico di cuore, denti, lingua, colon, pelle, cervello, ossa, orecchie, polmoni, fegato, reni, sperma, sangue e sistema immunitario. Il dipartimento Usa per la salute ha già accettato 3 mila sequenze. Centocinquantadue brevetti sono stati già posti sul riso, 21 sul virus dell’Hiv, 13 sull’eucapyptus e 11 sui ragni.

L’intera creazione, insomma, sta per avere l’etichetta. Il brevetto, sostengono molti governi come quello inglese, darebbe maggiore fiducia agli investitori, scoraggiati dai movimenti d’opinione contro gli organismi geneticamente modificati. Gli industriali del biotech francesi, per bocca di Andre Pernet, di Genset, parlano di "caccia alle streghe" per chi si oppone. Ma purtroppo non spiegano, al di là dell’immediato profitto, perché il futuro dovrebbero essere migliore con i brevetti e se, a forza di modificare, il medioevo non sarà prossimo venturo.


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