La
giusta paura che si valichi
il confine del Sesto giorno
LAmerica ha paura. E come sempre quando ha paura fa due cose: cita la Bibbia e
produce un film. Quando ha molta paura fa le due cose insieme. E sicuramente nato
così, figlio della paura, "Il sesto giorno" che ci porta la visione di un
Arnold Schwarzenegger doppia, ossia clonato. Il "sesto giorno" è quello
riservato dalla Genesi alla creazione delluomo. iQQ Quello è il segno e il confine,
oltre non si sarebbe potuto e dovuto andare secondo linterpretazione filologica
delle Scritture. Confine invece valicato, nel bene e nel male, al limite della paura.
Adesso una setta di pseudoscienziati, i Realiani, ci informa addirittura che ha già in
provetta luomo clonato. E anche la scienza ufficiale, per bocca del professor
Severino Antinori, ci fa sapere che il 2001 non passerà senza che sia avvenuta una
clonazione umana completa. La creazione cioè di un individuo e non di organi destinati
allapplicazione terapeutica. In entrambi i casi, la molla sarebbero i sentimenti. Si
fa leva, insomma, sul giusto desiderio di genitori sfortunati di rivedere figli morti. Ma
si tralascia un particolare. Luomo non è fatto solo di corpo e cervello, ma anche
di mente o anima. Non cè bisogno di essere credenti per sapere che dalluno
allaltro i pensieri e le indoli sono in larga parte irripetibili. Che ciascun
individuo è un elemento irripetibile nel grande disegno delluniverso. Quanti
genitori miti di fronte a un figlio discolo, o viceversa, non hanno mai esclamato
"eppure lo abbiamo fatto noi"?.
Quando lAmerica ha paura, comunque la esorcizza. E così, nel film, mette le cose
in modo che i buoni restino tali, anche se replicati, e i cattivi rinascano ogni volta
peggiori e dunque maggiormente destinati alla sconfitta secondo le ferree leggi
dellhappy end hollywoodiano. Magari la vita fosse così. Quando si esce dalla
finzione e si entra nel mondo reale si debbono fare i conti con madre natura. Ci ricorda
Alberto Oliviero, scienziato attento, che "laspetto più problematico della
clonazione riguarda il fatto che numerosi cloni muoiono alla nascita, hanno problemi di
sviluppo o sono affetti da quella che ormai viene definita dagli esperti come Los (Large
offspring syndrome), la "sindrome della prole grossa", al centro di numerose
ricerche. Buona parte degli animali clonati, ma anche di quelli ottenuti attraverso la
fertilizzazione in vitro, crescono troppo nel corso della gestazione o sono malaticci alla
nascita. Questo eccesso di crescita intrauterina, insieme a uno stato di debolezza fetale,
fa sì che diversi tentativi di clonazione siano un insuccesso, come quello in cui alcune
settimane fa Noè, un vitello appartenente a una specie bovina in via destinzione,
è morto poco dopo il parto per uninfezione fulminante". Destino ingiusto per
gli animali, figurarsi per gli uomini. |