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Il punto della settimana

3 febbraio 2001

La giusta paura che si valichi
il confine del Sesto giorno

L’America ha paura. E come sempre quando ha paura fa due cose: cita la Bibbia e produce un film. Quando ha molta paura fa le due cose insieme. E’ sicuramente nato così, figlio della paura, "Il sesto giorno" che ci porta la visione di un Arnold Schwarzenegger doppia, ossia clonato. Il "sesto giorno" è quello riservato dalla Genesi alla creazione dell’uomo. iQQ Quello è il segno e il confine, oltre non si sarebbe potuto e dovuto andare secondo l’interpretazione filologica delle Scritture. Confine invece valicato, nel bene e nel male, al limite della paura. Adesso una setta di pseudoscienziati, i Realiani, ci informa addirittura che ha già in provetta l’uomo clonato. E anche la scienza ufficiale, per bocca del professor Severino Antinori, ci fa sapere che il 2001 non passerà senza che sia avvenuta una clonazione umana completa. La creazione cioè di un individuo e non di organi destinati all’applicazione terapeutica. In entrambi i casi, la molla sarebbero i sentimenti. Si fa leva, insomma, sul giusto desiderio di genitori sfortunati di rivedere figli morti. Ma si tralascia un particolare. L’uomo non è fatto solo di corpo e cervello, ma anche di mente o anima. Non c’è bisogno di essere credenti per sapere che dall’uno all’altro i pensieri e le indoli sono in larga parte irripetibili. Che ciascun individuo è un elemento irripetibile nel grande disegno dell’universo. Quanti genitori miti di fronte a un figlio discolo, o viceversa, non hanno mai esclamato "eppure lo abbiamo fatto noi"?.

Quando l’America ha paura, comunque la esorcizza. E così, nel film, mette le cose in modo che i buoni restino tali, anche se replicati, e i cattivi rinascano ogni volta peggiori e dunque maggiormente destinati alla sconfitta secondo le ferree leggi dell’happy end hollywoodiano. Magari la vita fosse così. Quando si esce dalla finzione e si entra nel mondo reale si debbono fare i conti con madre natura. Ci ricorda Alberto Oliviero, scienziato attento, che "l’aspetto più problematico della clonazione riguarda il fatto che numerosi cloni muoiono alla nascita, hanno problemi di sviluppo o sono affetti da quella che ormai viene definita dagli esperti come Los (Large offspring syndrome), la "sindrome della prole grossa", al centro di numerose ricerche. Buona parte degli animali clonati, ma anche di quelli ottenuti attraverso la fertilizzazione in vitro, crescono troppo nel corso della gestazione o sono malaticci alla nascita. Questo eccesso di crescita intrauterina, insieme a uno stato di debolezza fetale, fa sì che diversi tentativi di clonazione siano un insuccesso, come quello in cui alcune settimane fa Noè, un vitello appartenente a una specie bovina in via d’estinzione, è morto poco dopo il parto per un’infezione fulminante". Destino ingiusto per gli animali, figurarsi per gli uomini.


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