Una guerra commerciale sta scuotendo le nostre abitudini
alimentari. Qualcuno sostiene che lattacco alla carne europea non serva altro che a
rilanciare il mercato mondiale della soia in grave stallo. Sembrerebbe fantaeconomia se le
cifre non raccontassero di enormi interessi in gioco. La questione è semplice: nessuno
vuole più la soia modificata e il prezzo dei raccolti precipita in un anno. A gennaio 2000
una tonnellata di soia americana costava 194.10 dollari usa per tonnellata, a maggio aveva
toccato la punta massima di 207.42, poi è cominciato a scendere fino ai 190.33 dollari
del mese scorso e ai 183.90 di questi giorni. Per contro lEuropa, travolta
dallallarme Bse e costretta finalmente a mettere al bando le farine animali, si
trova costretta a mettere in programma importazioni di soia per 400 mila tonnellate dagli
Stati Uniti. Questo anche in conseguenza delle drastiche riduzioni di produzione locale
decise dellAgenda 2000 sullo sviluppo agricolo. Ma nel frattempo, scoperto che oltre
la metà della soia americana è geneticamente modificata e presenta alterazioni capaci di
spaventare perfino la Monsanto che ne è la maggiore produttrice, la soia made in Usa
nessuno la vuole. I raccolti restano invenduti, il titolo della Monsanto dimezza il suo
valore a Wall Street, e analisti finanziari autorevoli come quelli della Deutsche Bank
consigliano agli investitori di disfarsi dei titoli legati al biotech alimentare:
"Oggi il termine OGM è un peso
i prodotti migliorati genericamente si vendono
sotto prezzo rispetto a quelli non manipolati". Fin qui i fatti.
Che cosa siano biotecnologia e bioetica è questione altrettanto complessa. In parole
povere si può tentare una interpretazione: luomo ha messo le mani sulla Creazione
tentando di migliorarla, lazione gli si è rivoltata contro e ora cerca confini al
proprio agire dai quali ricavare anche sopravvivenza. Senza cedere alle tentazioni dei
fondamentalismi, bisogna riconoscere che lambiguità fra sviluppo compatibile e
interesse economico ha pesato finora a vantaggio della seconda voce. I raccolti OGM hanno
portato enormi profitti ma non è detto che liberassero dalla fame altrettanto enormi
masse umane allo stremo. Vero è invece che consentivano a poche aziende di vendere ogni
anno sementi incapaci di fare frutti fertili. Adesso è semplicemente arrivato il momento
dello "stop". Se i raccolti OGM sono sterili anche per le finanze di chi li
produce cè da ben sperare che, sempre come affermano alla Deutsche Bank si faccia
un passo indietro per evitare che la "mancanza di valore" che i prodotti OGM
hanno maturato fra i consumatori non risalga "la catena del valore a ritroso in forma
di ricavi ridotti a zero".