I preziosi geni dei figli dei Nobel
Sembrava una leggenda metropolitana quando negli anni 80 se ne occupò il Los
Angeles times , invece i figli dei Nobel, super-razza sognata da un genetista eccentrico
quando determinato, esisterebbero davvero. Solo che tanto figli di Nobel non sarebbero. In
breve la storia: negli anni 70 il genetista Robert K. Graham creò nella California
del Sud il Repository for Germinal Choice, una banca dello sperma destinata solo ai
vincitori del premio Nobel. Limpresa ha chiuso nel 1999, da cotanto seme sarebbero
nati oltre 200 bambini le cui identità restano sconosciute perché Graham si è portato
nella tomba il segreto degli elenchi delle madri ospiti. A parte il fatto che
probabilmente ha fatto bene, adesso si è aperta la caccia. Slate, rivista americana
online, va cercando quei bambini per sapere qual è il loro destino. Restano nella storia
molti punti oscuri. Non si è mai saputo, ad esempio, quanti "geni" hanno
accettato di fare la donazione. Si è invece saputo che non tutti i donatori erano
"geni". Lunico Nobel che ammise la donazione fu l'inventore del transistor
William Shockley. E stato invece rintracciato un donatore che ammette di non essere
particolarmente intelligente ma di avere spiccate doti atletiche. Il suo seme è stato
raccolto e utilizzato nella speranza di conservarne le capacità. Si è saputo anche che
Graham selezionava le madri in base alla loro cultura e al loro reddito _ necessariamente
agiato _ oltre che a buona e robusta costituzione fisica. Il genetista ossessionato dalla
conservazione della razza, insomma, fidava sì nei "geni" _ intesi come
patrimonio di Dna _ ma confidava anche nelle rivelazioni delle scienze umane: in gran
parte sono il contesto e lesperienza a fare luomo più che le sue dotazioni
genetiche che oggi ci rivelano essere non più complesse di quelle di un moscerino.
Non sappiamo poi se Graham contattò, e quale risposta ne ebbe, il collega James
Watson, premio Nobel precursore dellingegneria genetica fin dagli anni 70 ma
totalmente contrario allo sfruttamento commerciale della ricerca tanto da dimettersi,
tempo fa, dalla direzione del National Center for Human Genome Research. Gli anni
80, gli stessi durante i quali venne rivelato al mondo il sogno pazzo di Robert K.
Graham, sono il periodo durante il quale la finanza e lindustria si sono appropriate
del corpo umano. Nota è la storia di John Moore da Seattle, donatore suo malgrado di
cellule, poi brevettate a scopo di lucro, dalle quali sono stati ricavate proteine per
curare infezioni e tumori. Riletta così la faccenda della super-razza sembra piuttosto un
cinico esperimento. Quei duecento e passa bambini, figli di varie perfezioni, non sembrano
altro che giacimenti biologici vivi. Meglio forse lasciarli in pace. Nessun agreement
sulla privacy _ che pure Slate garantisce _ può metterli al riparo. Quando Moore reclamò
la "proprietà" del proprio patrimonio genetico contro chi laveva
brevettato, e non certo per amor di scienza, trovò sulla sua strada a dargli torto una
sentenza della corte suprema della California. |