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Il punto della settimana

24 febbraio 2001

Celera: uomini identici al 99,9 per cento
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"La solita banda di slavi storicamente e geneticamente avvezzi a tali efferatezze". Non ci interessa in questa sede discutere il merito politico dell’affermazione di Marco Zachera, deputato di Alleanza nazionale, affidata dalla stampa di un’interrogazione parlamentare. Semmai ci spaventa il suo contenuto. I nostri scarsi studi scientifici bastano a classificarla come falsa, lo sforzo di seguire elementari norme etiche induce a condannarla come pericolosa per la civile convivenza. Ma dobbiamo prenderla in considerazione, chiedendoci a che cosa servano miliardi spesi in studi genetici e altrettanti miliardi spesi nella divulgazione - fino a quella minuta attraverso stampa, televisione e Internet _ di questi studi stessi. Colossi industriali e scientifici si contendono la primogenitura del Genoma umano e non si capisce perché lo facciano se qualcuno ha trovato la risposta su chi è cosa "storicamente e geneticamente". Pessimo affare avrebbe fatto la ricerca scientifica acquistando in blocco, lo scorso anno, i diritti di studio del Dna degli islandesi e degli abitanti dell’isola di Tonga. Se storia e genetica hanno già svelato i loro misteri inutile andare a caccia di risposte. Il fatto è che storia e genetica, la seconda soprattutto, dimostrano semmai che le differenza umane sono talmente scarse fra l’uno e l’altro da non dover essere prese in considerazione. Anzi, di più: la genetica svela che c’è poca o nulla differenza fra uomo e scimmia, figurarsi fra uomo e uomo.

Piccolo riassunto delle puntate precedenti: appena il 12 febbraio scorso, la Celera mette a disposizione del mondo scientifico la sequenza del genoma umano decifrata nei suoi laboratori. Il successo _ anche economico del titolo a Wall Street _ compensa la sorpresa: si contano circa 30 mila geni e non 140 mila come si supponeva. Meno del doppio di quelli di un lombrico che sono 18 mila. In pratica si scopre che le ragioni dello sviluppo umano vanno cercate in qualcos’altro che non il suo Dna. Ma non è tutto. Appena poche ore dopo Svante Paabo, antropologo e genetista presso l'Istituto Max Planck di Leipzig, avverte il mondo intero: "La vera sfida si presenterà quando il genoma di scimpanzè sarà completato. Così simile al nostro, sarà dura per gli uomini porre una distanza tra se stessi e gli animali come spesso hanno fatto finora". Con buona pace degli scimpanzé. Tanto per spiegarsi meglio: il professor Ignazio Marino, direttore del centro trapianti mediterraneo, formato all’università di Pittsburg, pioniere dei trapianti babbuino-uomo non ne farebbe mai uno scimpanzè-uomo, in cui l’animale dovesse essere sacrificato, per "motivi etici".

Se poi qualcuno covasse la convinzione che il genere umano si è differenziato al suo interno vale la pena di rileggere dal sito www.celera.com la nota informativa sul Genoma umano: "The publication also revealed that humans are 99.9 percent genetically identical. In fact, there are only about 800 letters different per million letters in each person's genetic code". Traduciamo per comodità: "La pubblicazione egualmente ha rivelato che gli esseri umani sono al 99,9 per cento geneticamente identici. Infatti, nel codice genetico di ogni persona ci sono soltanto circa 800 lettere differenti per milioni di lettere". Anche il dubbio sulla differenziazione razziale viene così spazzato via, non esiste e basta. La Celera fornisce informazioni gratis, basta registrarsi al suo sito dichiarando di studiare e non avere scopi di lucro. Le fa pagare solo a quelle aziende che si accaniscono a continuare la ricerca a caccia di, finora, indimostrabili differenze.


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