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Il punto della settimana

10 marzo 2001

Se la clonazione umana
fosse soltanto marketing?

Pazzi, deformi, in perenne lotta con la divinità, o condannati a una solitudine estrema. Così la mitologia greca racconta i nati fuori dalle leggi della natura. Così narra del deforme Efesto, o del tremendo Tifone, mezzo uomo e mezzo bestia, o di Atena divinità superiore ma in perenne guerra con i propri fratelli olimpici. Il mito è mito e non può influenzare il giudizio di noi uomini moderni e razionali. Ma una cosa ci insegna: l’uomo ha sempre avuto sacro terrore di ribellarsi alle leggi del creato ma anche una potente pulsione a sfidarle. Non c’è niente da fare, dalla Genesi in poi l’orgoglio contro Dio sembra un imperativo. Per questo forse esiste la ragione e per questo non sembra ragionevole l’annuncio, ripetuto qualche giorno fa, del tentativo di clonazione umana. In più il tentativo appare tutt’altro che filantropico, piuttosto si presenta come una gigantesca operazione di marketing per attirare coppie infertili verso società assai lontane dal no profit.

A scavare bene nei curricula di quelli che oggi si presentano come salvatori di coppie senza possibilità di avere figli si fanno scoperte interessanti. Di Severino Antinori, l’andrologo italiano che ha dato e ripetuto l’annuncio choc, sappiamo molto, ma poco si conosce in Italia di Panos Michael Zavos, compagno di Antinori nell’avventura clonazione. Ebbene Zavos ha più la stoffa del manager che quella dello scienziato. Professore emerito nel Kentucky e onorario in Cina, studi in Kansan e in Minnesota, a Zavos fanno capo almeno tre società, l’Andrology Institute of America, il Kentucky Center for Reproductive Medicine, e la Zdl, inc., ossia Zavos Diagnostic Laboratories.

Rivela il settimanale Der Spiegel che per tentare la prima clonazione umana a fini riproduttivi di un bambino _ quella di cellule, sempre a fini riproduttivi, è stata avviata e interrotta in Corea del Sud, in Cina e in Massachussets _ sono stati raccolti fondi e finanziamenti da tutto il mondo. C’è da giurare che si tratta in gran parte di finanziatori privati, considerato che molti paesi, primi fra tutti gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno vietato questo tipo di clonazione.

Senza arrivare agli estremismi dei Realiani, che della clonazione hanno fatto una religione e promettono un bambino per 5 mila dollari purché vengano versati nella loro sede delle Bahamas _ mistici si, ma con una solida esperienza di paradisi fiscali _ viene il sospetto che la grancassa sulla clonazione serva a far chiudere un occhio, alla fine, su tecniche di riproduzione assistita non universalmente accettate. Sgombrato il campo dalla clonazione, l’utero in affitto e la donazione eterologa e la predeterminazione del sesso potranno sembrare peccati veniali. Basta scorrere i listini prezzi dei lavoratori del dottor Zavos _ tutti rigorosamente pubblicati su Internet _ per farsi un’idea del business. Anche perché se per fare la pecora Dolly, ricordano i suoi creatori, ci sono voluti 300 tentativi, fare un uomo potrebbe diventare antieconomico.


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