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Il punto della settimana

30 marzo 2001

Monsanto brevetta ma tiene
lontani gli Ogm dalle sue mense

Gli alimenti geneticamente modificati sono buoni o cattivi? Chiedere un po’ di rispetto per madre Natura in tavola è oscurantista o politically correct? Innazi tutto dovrebbe risponderci la Monsanto, da una parte ostinata a difendere gli Ogm e il loro sfruttamento commerciale, dall’altra attenta all’immagine di azienda rispettosa della salute e dell’ambiente. In poche settimane da casa Monsanto giungono infatti notizie contrastanti: in Inghilterra il responsabile delle mense aziendali della multinazionale agroalimentare fa sapere che ai dipendenti vengono serviti soltanto piatti biologici, niente Ogm per chi li produce; in Canada il gigante del biotech si fa pagare i danni da un povero agricoltore colpevole di aver visto crescere sul suo terreno colza Ogm della specie "canola", brevettata appunto dalla Monsanto. A nulla sono valse le spiegazioni del contadino. I semi, secondo lui, sarebbero stati trasportati dal vento. Il tribunale federale di Toronto ha dato ragione alla Monsanto: non li aveva pagati, non poteva coltivarli. Dunque giù risarcimento.

Il problema non sono i soldi comunque, o almeno non i pochi ottenuti in risarcimento dal contadino. Monsanto ha un fatturato che supera gli 8,6 miliardi di dollari ed è presente in oltre 100 paesi. La società chiama le biotecnologie "scienze della vita" e dal 1997 vi si dedica con particolare attenzione. Monsanto prevede di commercializzare quattordici nuovi prodotti biotecnologici da qui al 2002, fra cui mais, cotone, patate e soia. Ciascun prodotto sarà modificato per avere una crescita più rapida o una particolare resistenza. Ciascun prodotto sarà brevettato, le sementi insomma avranno un marchio di fabbrica, il lavoro dei biologi non sarà considerato come un’attività intellettuale ma in qualche modo come un bene materiale. Quali mercati la Monsanto intende conquistare non è chiaro, visto che mezza Europa ha chiuso le porte al transgenico e che negli Stati Uniti la diffidenza dei consumatori cresce. "La società è determinata a mantenere la propria leadership nel settore delle biotecnologie per contribuire a migliorare, in maniera sostenibile, la produzione di alimenti e fibre a livello mondiale", è scritto nel materiale pubblicitario della Monsanto. Gli investimenti per raggiungere l’obiettivo sono ingenti. La campagna di propaganda attenta, con un piccolo neo: se le biotecnologie Monsanto fruttano prodotti così "sostenibili" perché nelle mense aziendali ne è interdetto l’uso? Una risposta non sarebbe sgradita.


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