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Il punto della settimana

21 aprile 2001

Il mercato influisce sulla conta dei geni umani

Adesso gli scienziati litigano. Soltanto che mentre si accapigliano su accademiche questioni della conta dei geni, provvedono anche a farsi i conti in tasca. Questo perché superato l’antico dibattito fra ricerca pura e ricerca finalizzata, in altre parole ricerca finanziata per lo più da strutture pubbliche e orientata al mero accrescimento del sapere e ricerca finanziata in gran parte dall’azienda privata allo scopo di sfruttarne il risultato in termini economici, si è passati ormai a un modello di ricerca vincolata al brevetto. Così è per la conta dei geni. La Celera ha convinto qualche settimana fa il mondo intero _ e con questo gli investitori impegnati sul suo titolo quotato al Nyse _ che il genoma umano non conta più di 35 mila geni. Passa qualche settimana e il professor William Haseltine spara una bordata insinuando l’incompetenza. I geni, asserisce, sono non minimo di 100 mila, forse 120 mila.

Ora il problema non se se abbia ragione la Celera o sia nel giusto Haseltine. Il problema è che Haseltine, scienziato di vaglia con molti meriti nel campo della ricerca anti Aids, è il Ceo, ossia una sorta di amministratore delegato, della "Human genome sciences". Fin qui, si potrà osservare, niente di male. In un mondo libero nessuno vieta a uno scienziato acume e impegno imprenditoriali. Questo è vero. Il sospetto, però, si insinua quando si scopre che Haseltine ha raccolto una montagna di soldi attorno alla sua azienda garantendo la ricerca di 100 mila geni. Il mercato, insomma, gli ha affidato quattrini per 100 mila e non per 35 mila come dice la Celera. Se quest’ultima avesse ragione, il mercato potrebbe presentare il conto a Haseltine.

C’è di più. William Haseltine ha risolto il problema della ricerca scegliendo la strada dei brevetti. La sua azienda possiede il brevetto di un centinaio di geni umani. Mattoncini di vita nei quali stanno scritti caratteristiche e danni dell’uomo. Si potrebbe osservare che questi "mattoncini" dovrebbero essere patrimonio dell’umanità piuttosto che di una solida azienda biotech diretta da ottimi scienziati. I termini della discussione dovrebbero essere ridotti a questo.


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