Biotech, una questione di informazione
C'è da stare attenti agli effetti collaterali del biotech, ma è il futuro e qui si
vince la scommessa della globalizzazione", parole pronunciate da Lawrence Klein,
professore dell'University of Pennsylvania, insignito del Nobel per l'economia nel 1980.
Klein non è un liberista sfrenato, anzi. La scorsa settimana, in Italia per un convegno
insieme con Amartya Sen, ha insistito sulla necessità di agganciare i processi di
globalizzazione a indicatori etici e soprattutto a "un'informazione trasparente
perché un'informazione sbilanciata genera mercati imperfetti". La questione
dell'informazione sembra essere quella centrale: una recente indagine fra un campione
rappresentativo di 1000 italiani scelti nell'intervallo di età fra i 18 e i 79 anni ha
fissato al 70% la quota di quelli che sulle biotecnologie vorrebbero saperne di più.
Il fatto è che biotech è ancora un concetto, nell'opinione comune, molto confuso.
Scorriamo i dati salienti dell'indagine. Il 70 per cento del campione analizzato ritiene
che i farmaci biotecnologici siano in grado di sconfiggere malattie importanti, come il
cancro. Di contro il 30 per cento non ha alcuna intenzione di mangiare cibi geneticamente
manipolati. Gli altri non si pongono il problema e accettano gli Ogm come hanno finora
accettato qualsiasi cosa.
Incrociato con un altro dato quello appena citato è sconfortante: tra le persone meno
informate ci sono le donne , all'oscuro delle problematiche biotech per il 63 per cento.
In questo campione nel campione la parte del leone la fanno le casalinghe. Per paradosso
quelle che sembrano deputate dalle loro scelte di vita a fare la spesa non sanno
riconoscere un pomodoro dell'orto da uno Ogm. Come sconfortante appaiono le risposte sul
chi fidarsi. Solo il 10,6 per cento tenta di tenersi aggiornato, mentre il 64,5 per cento
chiede informazioni al medico di famiglia o al farmacista (sic).
Ecco dimostrato come il problema dell'informazione sia quello centrale. Un problema che
dovrebbero avere presente i produttori stessi, mettendo non soltanto i consumatori in
grado di scegliere in piena coscienza, ma aggiornando l'opinione pubblica sul bene e sul
male che le biotecnologie possono produrre. |