Un progetto italiano per sfuggire al biotech a tavola
L'allarme è altissimo e giustamente rilanciato dai giornali di mezzo mondo: al biotech
non c'è scampo. Complici il vento, gli animali, i terreni, i pollini delle sementi
geneticamente modificate hanno invaso il mondo e si sono ibridati con quelli naturali.
L'innocenza del mondo vegetale, insomma, sarebbe del tutto perduta. Rassegnarsi? Non tutti
sono disposti ad allargare le braccia di fronte al trionfo delle multinazionali
agroalimentari e non solo per questioni politiche. Qui non c'è in gioco soltanto un
modello economico basato sulla prevaricazione del più forte, ma si fanno avanti anche le
questioni della salute e del gusto, che non è da sottovalutare per mettere un po' di sale
nella vita. Contro questo stato di cose, comunque, esiste anche una scienza che tenta di
conservare le cose come stanno, migliorandone la conoscenza se possibile. Per questo
vogliamo presentarvi il sito http://biodiversita.ba.cnr.it/
. Vi si rappresenta un progetto di conservazione della biodiversità quanto mai
necessario. Dal sito, poi, ci permettiamo di "rubare" ampi stralci
dell'introduzione e sugli obiettivi, per meglip inquadrare il problema.
"Solo per quanto attiene alle specie vegetali è opportuno considerare che delle
oltre 250.000 specie vegetali conosciute solo poco più di 150 sono state domesticate,
mentre delle 75.000 specie ritenute commestibili, l'uomo ne ha utilizzato fino ad oggi,
per scopi alimentari, appena 7.000. _ leggiamo nel sito Biodiversità del Cnr _ Tra
queste, solo 150 hanno valore commerciale, mentre l'approvvigionamento alimentare
pro-capite nel mondo proviene da poco più di 100 specie, di cui occorre sottolineare che
soltanto 30 costituiscono le colture più comuni e solo 3 cereali (riso, frumento e mais)
soddisfano circa il 60% del fabbisogno calorico e proteico della popolazione mondiale. Da
questi dati è facile dedurre quanto sia ridotta la diversità genetica dell'agricoltura
mondiale e quanto sia fragile il sistema agroalimentare, che nel passato, ma anche in
tempi più recenti, ha determinato situazioni drammatiche di sopravvivenza per milioni di
persone a tutte le latitudini, sia per paesi ed economie avanzate, che per paesi
emergenti. Inoltre, dall'inizio del secolo la diversità in agricoltura è diminuita anche
a causa della diffusione di nuove cultivar con una base genetica ristretta. Questa
"ridotta diversificazione colturale" può comportare anche un
"appiattimento culturale" se si considera l'effetto della globalizzazione delle
abitudini alimentari, da cui ne deriva certamente una perdita di tradizioni popolari, di
usi e costumi associati a piante, ormai sempre meno coltivate. La grande uniformità
genetica che esiste in molte delle coltivazioni intensive, come grano, mais, riso, ortaggi
e fruttiferi, tanto per fare degli esempi, se da un lato consente di ottenere alte
produzioni, rendendo più facile la meccanizzazione, la raccolta e la commercializzazione,
dall'altro riduce la sicurezza del raccolto. Mentre, nelle coltivazioni che fanno uso di
varietà locali, caratterizzate da una più larga base genetica, si corrono meno
rischi".
Ed ecco gli obiettivi del progetto, sicuramente da condividere:
- Salvaguardia del germoplasma minacciato da erosione genetica e/o estinzione;
- Realizzazione di banche dati del germoplasma acquisito;
- Selezione e diffusione di specie/varietà/razze/forme, ecc. caratterizzate da buon
adattamento agli ambienti svantaggiati;
- Migliore utilizzazione delle zone agricole svantaggiate anche attraverso la
diversificazione produttiva;
- Valutazione dell'impatto ambientale delle tecniche colturali utilizzate dai sistemi di
coltivazione "biologica".
- Ottenimento di prodotti di pregio per caratteristiche nutrizionali e tecnologiche;
- Individuazione degli strumenti di politica ambientale ed agraria utili per le strategie
di salvaguardia e valorizzazione delle risorse genetiche, anche attraverso una stima del
loro valore economico;
- Conservazione e divulgazione di un patrimonio culturale legato alla storia delle diverse
piante ed animali che hanno accompagnato l'uomo nel loro corso evolutivo;
- Costituzione di una rete di agricoltori allevatori per il mantenimento e la
conservazione "on farm" delle risorse genetiche reperite, anche attraverso la
utilizzazione di parchi e riserve naturali;
- Rilancio dell'immagine imprenditoriale anche attraverso la tipicizzazione di prodotti
locali;
- Rivitalizzazione di piccole e medie imprese industriali di trasformazione.
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