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Il punto della settimana

23 giugno 2001


Ogm e brevetti, la Fao tratta
per fermare la morte delle specie

Stati Uniti, Canada, Nuova Zelanda e Australia proprio non ci vogliono stare. Brasile e Colombia pensano di fare un buon affare e diventare leader alimentari del Mercosur, il mercato unico dell'America Latina. E così di fronte alla chiamata a raccolta della Fao sulla biodiversità si formano strane alleanze. L' agenzia per l'agricoltura delle Nazioni Unite ha riunito a Roma i governi di 150 paesi con un'intenzione doppia. Da una parte salvare quante più specie alimentari possibili _ visto che dall'inizio del secolo ne sono scomparse circa il 75 per cento _ dall'altra impedire che la politica sfrenata di brevetti delle specie geneticamente modificate e rese più resistenti vada a vantaggio di pochi, e non, affamando molti e di fatto creando uno squilibrio delle risorse.

Un buon gruppo di paesi, quelli citati all'inizio, però obiettano. Soprattutto gli Stati Uniti, opponendo alle obiezioni Fao una primacy nella ricerca che, secondo loro, dovrebbe tradursi in modo automatico in una supremazia di mercato. La loro politica è sostenere le aziende commerciali che brevettano il plasma del germe - la parte della cellula di germe che contiene il materiale ereditario - e privatizzano le banche del gene.

La Fao propone ora una trattativa per arrivare a un accordo che, nell'attesa di una regolamentazione generale del mercato alimentare, protegga almeno 30 specie, facendo in modo che il loro patrimonio genetico sia considerato pubblico e a disposizione dei ricercatori e degli agricoltori che dovrebbero accedere all'uso delle sementi senza pagare royalties sui brevetti come invece chiederebbero le multinazionali. La trattativa sarà portata al tavolo Wto e dovrebbe durare sei anni. Un tempo durante il quale, secondo gli Stati Uniti, non ci dovrebbero essere limitazioni e si possano registrare brevetti privati. Una posizione decisamente inaccettabile per i Paesi più poveri e per la Fao, pronta a riconoscere i diritti intellettuali dei ricercatori ma preoccupata anche a garantire il diritto alla vita di milioni di uomini di fatto tagliati fuori se la politica dei brevetti non fosse limitata e regolamentata. In più la Fao ha fretta: vuole portare a casa qualche risultato prima del World Food Summit. Programmato per il 5-9 novembre prossimi. L'obiettivo è quello di ridurre in modo sensibile il numero dei popoli sofferenti per fame entro il 2015. Si tratta di evitare il rischio che la crescita degli Ogm sul mercato si riduca a un nuovo fattore di fame, piuttosto che una spinta allo sviluppo come sostiene la propaganda delle multinazionali.


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