Ogm e brevetti, la Fao tratta
per fermare la morte delle specie
Stati Uniti, Canada, Nuova Zelanda e Australia proprio non ci vogliono stare. Brasile e
Colombia pensano di fare un buon affare e diventare leader alimentari del Mercosur, il
mercato unico dell'America Latina. E così di fronte alla chiamata a raccolta della Fao
sulla biodiversità si formano strane alleanze. L' agenzia per l'agricoltura delle Nazioni
Unite ha riunito a Roma i governi di 150 paesi con un'intenzione doppia. Da una parte
salvare quante più specie alimentari possibili _ visto che dall'inizio del secolo ne sono
scomparse circa il 75 per cento _ dall'altra impedire che la politica sfrenata di brevetti
delle specie geneticamente modificate e rese più resistenti vada a vantaggio di pochi, e
non, affamando molti e di fatto creando uno squilibrio delle risorse.
Un buon gruppo di paesi, quelli citati all'inizio, però obiettano. Soprattutto gli
Stati Uniti, opponendo alle obiezioni Fao una primacy nella ricerca che, secondo loro,
dovrebbe tradursi in modo automatico in una supremazia di mercato. La loro politica è
sostenere le aziende commerciali che brevettano il plasma del germe - la parte della
cellula di germe che contiene il materiale ereditario - e privatizzano le banche del gene.
La Fao propone ora una trattativa per arrivare a un accordo che, nell'attesa di una
regolamentazione generale del mercato alimentare, protegga almeno 30 specie, facendo in
modo che il loro patrimonio genetico sia considerato pubblico e a disposizione dei
ricercatori e degli agricoltori che dovrebbero accedere all'uso delle sementi senza pagare
royalties sui brevetti come invece chiederebbero le multinazionali. La trattativa sarà
portata al tavolo Wto e dovrebbe durare sei anni. Un tempo durante il quale, secondo gli
Stati Uniti, non ci dovrebbero essere limitazioni e si possano registrare brevetti
privati. Una posizione decisamente inaccettabile per i Paesi più poveri e per la Fao,
pronta a riconoscere i diritti intellettuali dei ricercatori ma preoccupata anche a
garantire il diritto alla vita di milioni di uomini di fatto tagliati fuori se la politica
dei brevetti non fosse limitata e regolamentata. In più la Fao ha fretta: vuole portare a
casa qualche risultato prima del World Food Summit. Programmato per il 5-9 novembre
prossimi. L'obiettivo è quello di ridurre in modo sensibile il numero dei popoli
sofferenti per fame entro il 2015. Si tratta di evitare il rischio che la crescita degli
Ogm sul mercato si riduca a un nuovo fattore di fame, piuttosto che una spinta allo
sviluppo come sostiene la propaganda delle multinazionali. |