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Il punto della settimana

14 luglio 2001

 

Salvarsi dagli Ogm o dalla fame?
L'Europa cerca risposte

Gli alimenti geneticamente modificati, ormai noti come Ogm, fanno bene o male? Sotto quante forme si possono presentare? Come si possono evitare? Queste e mille altre domande inondano, ogni giorno, la posta elettronica di David Byrne, commissario per la salute e la tutela dei consumatori. Il buon senso vorrebbe che sarebbe meglio mangiare secondo natura, il punto di vista della scienza e di chi ha fame è diverso. Sulla scienza è presto detto: la tendenza prevalente è ormai quella di considerare possibile ogni sperimentazione, purtroppo anche oltre i principi della morale e dell'etica. Sulla fame, invece, bisogna riflettere. E' di pochi giorni fa il rapporto dell'Undp, il Programma delle Nazioni Unite sullo sviluppo, nel quale si sostene che le biotecnologie possono abbattere la fame e la sete. O almeno per dimezzarla entro il 2015, quando oltre 7 miliardi di persone dovranno nutrirsi.

Il ragionamento dell'Undp è semplice: gli alimenti geneticamente modificati, dei quali non è del tutto dimostrato il rischio per la salute possono ridurre da subito la sottonutrizione 826 milioni di persone. Le ragioni sono le stesse della Corea del Nord quando chiese di poter avere i capi bovini che l'Europa abbatteva terrorizzata dalla Bse. Meglio affrontare un rischio statisticamente esile di Bse che assistere allo sfinimento per fame di un'intera popolazione. Per questo ora le Nazioni Unite accusano l'Occidente. Gli Ogm sono bloccati perché, secondo l'agenzia dell'Onu, chi è ben nutrito discute troppo dei pericoli per la salute e l'ambiente. "Le voci delle popolazioni dei paesi poveri - che hanno più da guadagnare o da perdere da queste nuove tecnologie - finora non sono state ascoltate", denuncia l'Onu.

La questione è complicata e l'Europa sta cercando una soluzione. La strada individuata dalla commissione è quella della ricerca, forse l'unica possibile. In una recente informativa il commissario Byrne, ricordando le direttive fin qui approvate, informa che "la Commissione Europea sta attualmente mettendo a punto le specificazioni delle proposte legislative sulla tracciabilità e sull'etichettatura per OGM live e sulla tracciabilità adeguata per prodotti derivanti dagli stessi organismi. Questo sistema di tracciabilità può comprendere tutti i settori, semi, mangimi, alimenti, tenendo conto delle necessità e della specificità delle varie fasi della catena alimentare".

L'azione dell'Europa non si ferma qui. Si stanno studiando nuovi leggi e regolamenti e tutte le proposte e i suggerimenti verranno pubblicati sul sito web dell'Unione Europea, in nome della massima trasparenza. Non ci sono preclusioni, ma alcune condizioni sì: qualsiasi proposta deve rispondere agli obiettivi principali, e cioè che "le decisioni si basino sulla scienza, che siano messi sul mercato unicamente generi alimentari sicuri; che i consumatori siano in grado di esercitare una scelta sui prodotti che intendono mangiare; che un regime regolamentare sia adatto e reso esecutivo". Se queste regole fossero tutte rispettate potrebbero rappresentare una soluzione agli interrogativi posti dall'Onu. Fermo restando che, probabilmente, un diverso modello di sviluppo del mondo intero potrebbe tutelare la salute di miliardi di persone.


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