Soldi e intelligenza,
se manca uno ricerca debole
Cellule e brevetti, è ancora lite. Il New York Times ci aggiorna sullo scontro tra la
Warf, fondazione per la ricerca creata dagli ex allievi dell'Università del Wisconsin, e
la Geron, impresa biotecnologica finanziatrice delle ricerche della stessa università. Il
dissidio è sulla proprietà del metodo di isolamento delle cellule staminali e sulla
tecnica per estrarle dall'embrione senza danneggiarle. Le ragioni della Warf sono
semplici: metodo e tecnica lo abbiamo inventato noi. Altrettanto elementari quelle della
Geron: abbiamo pagato noi, dunque pago-pretendo. Il fatto è che i due enti, fatta la
lista delle linee cellulari accettabili secondo la presidenza di George W.Bush, si
ritrovano per le mani un patrimonio inestimabile. In tempi di ristrettezze per la ricerca
le loro linee cellulari sono fra quelle accettate, ossia degne di finanziamento pubblico e
dunque di possibile successivo sfruttamento commerciale senza verifiche aggiuntive.
Ci sarebbe da pensare che quelle cellule staminali, il loro patrimonio, la loro memoria
e forse perfino il loro funzionamento non appartengono ad altri che non agli organismi _
umani o animali che siano _ dai quali sono state estratte. La questione, però, è come
sempre un po' più complessa anche perché è pur vero che un qualche valore, non
materiale ma calcolabile, alla ricerca deve essere pur dato. E senza ipocrisie un valore
ce l'hanno anche i soldi, senza i quali nessuno fa ricerca. Tanto per capirci: un
giornalista inglese è riuscito a visitare i lavoratori dei Realiani _ la setta che
promette clonazione umana a breve _ e si è trovato di fronte a quattro frigoriferi
vecchi, smascherando così la bufala dell'uomo fotocopia. Il medesimo giornalista ha
rimandato la memoria ai laboratori inglesi dove fu creata Dolly, la prima pecora clonata,
ricordando come si rese conto di quale investimento in milioni di sterline venne fatto per
una pecora sola.
La ricerca costa e l'intelligenza serve, quando c'è di mezzo lo sfruttamento
commerciale, a quanto pare, quello che sparisce è il buon senso. Unico elemento per una
ricerca, peraltro, rispettosa di Uomo e Madre Natura. Quando manca, supponiamo, il gran
danno lo subiscono i risultati. |