indietro


Il punto della settimana

25 agosto 2001

I geni? Meglio se patrimonio dell'umanità

Ecco un quesito in apparenza irrisolvibile. A chi appartiene il patrimonio genetico? Alla famiglia che lo possiede? Alla scienza che lo decodifica? All'intera umanità, visto che tutti noi siamo frutto della riproduzione esponenziale di poche coppie di homo sapiens? Considerati gli enormi interessi concentrati attorno alle biotecnologie diventa imperativo trovare una risposta. Se vivessimo in un mondo perfetto quella affermativa andrebbe assegnata all'ultima domanda. Una catena di Dna non potrebbe essere considerata altro che patrimonio dell'umanità. Soprattutto se ci fermassimo un attimo a riflettere su quanto bene può derivare dalla scoperta di un errore genetico corregibile.

Per capire meglio vediamo alcune notizie sulle quasi riflettere. Fra qualche giorno in Friuli prenderà il via un'indagine epidemiologica sulle malattie vascolari. Fra i vari esami dello screening si prevede uno studio sul Dna per individuare la predisposizione dei soggetti analizzati al rischio di infarto celebrale o cardiaco. Risulta difficile pensare di non utilizzare a vantaggio dell'intera collettività i risultati della ricerca.

Di altrettanto universale utilità la scoperta del Centro di biologia medica e molecolare di Barcellona, pubblicata da "New Scientist": gli attacchi di panico dipenderebbero da un errore di una regione del cromosoma 15, che risulta raddoppiata. Nei nuclei familiari osservati 9 membri su 10 presentano l'anomalia. A partire dalle scoperta, secondo i ricercatori, in un arco di tempo oscillante fra i cinque e i dieci anni, si può trovare un rimedio all'ansia patologica. Si può, cioè, arrivare a produrre farmaci in gradi di sopprimere il gene o la proteina responsabili degli attacchi di panico.

E' chiaro che tutto ritorna alla questione dei brevetti, attorno alla quale il Wto sta tentando di ragionare per quanto imbrigliato dalla posizione americana secondo la quale la proprietà della scoperta è di chi la fa, o meglio di chi la finanzia. Come per i farmaci antiAids, si rischia di avvantaggiare le nazioni e le industrie più forti a sfavore di chi ha più necessità di un intervento terapeutico. La questione, insomma, prima che economica è etica e politica.


scrivi
axiabiotech@axiaonline.it