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Il punto della settimana

15 settembre 2001

Ai neonati latte Ogm, mea culpa della Nestlé

"Greenpeace ha bisogno di te! Indaga sull’effettivo ritiro dalla tua farmacia delle confezioni OGM di Alsoy, il latte per l’infanzia della Nestle’ ! ": l'appello di Greenpeace nasconde una storia che merita di essere raccontata. Tutto comincia con la denuncia di un padre, un uomo alla ricerca di una soluzione per l'allergia della figlia neonata al latte vaccino. "Gentili signori, Vi scrivo per informarVi dell'esistenza in commercio presso le farmacie del servizio sanitario nazionale di Latte di Soia per l'alimentazione dei neonati (come del resto è obbligata a fare mia figlia essendo allergica al latte vaccino) contenente OGM prodotto dalla NESTLE' e venduto con il nome "ALSOY" N°1 & N°2. Ho acquistato a mia insaputa una decina di scatole nel periodo compreso dal 01/01/01 ad oggi (ne ho acquistate due proprio la settimana scorsa) recanti sull'etichetta la dicitura (peraltro molto piccola) "contenente soia geneticamente modificata"". Questo il testo della lettera ricevuta da Greenpeace in giugno. Il nome dell'uomo è noto ma riservato per rispetto della privacy. Girata alla Nestlè, la lettera ha ricevuto per la verità una risposta tempestiva: "Nestlé rispetta le opinioni dei consumatori e ha pertanto deciso di non utilizzare nei prodotti venduti in Italia materie prime ed additivi derivati da modificazioni genetiche". (Sottolineatura nell'originale della lettera Nestlé).

Il colosso alimentare ha anche ritirato molte confezioni, senza comunque a quanto pare riuscire ad arrivare dovunque. Il latte Alsoy è ancora reperibile in molte farmacie. Ciò che scandalizza e preoccupa è la natura dell'etichetta. Vero che segnala la presenza di "soia geneticamente modificata", ma evita di segnalare di quale Ogm si tratta. In realtà nel latte Alsoy c'è soia resistente all'erbicida Roundup Ready, prodotti l'una e l'altro dal gigante Monsanto. Ora si da il caso che la stessa Monsanto ha condotto test sull'erbicida lasciandone intuire una cerca pericolosità. Ciò non ha impedito che finisse comunque nell'alimentazione umana e per di più dei neonati. Non ci sono grandi conclusioni da trarre, se non che raccogliere l'appello di Greenpeace alla vigilanza.

Per saperne di più: Greenpeace

 


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