| La scienza al servizio della guerra,
solo gli scienziati possono fermarla
Le armi biologiche compaiono negli anni 30, quando i giapponesi spargono sui villaggi
cinesi mosche infettate con la peste. Oggi, mentre fioriscono leggende terribili come
quella delle armi "genetiche" tarate da Israele per colpire solo gli arabi, la
ricerca biotecnologica si è messa al servizio della guerra. Un quadro lo ha fatto Jeremy
Rifkin nel "Secolo Biotech". L'economista americano ha classificato gli agenti
biologici impiegati in Yersina Pestis, tularemia, febbre della Rift Valley (febbre Q),
Coxiella burnetii, encefalite equina, carbonchio e varicella. Per diffonderli si fanno
esperimenti sui vettori più diversi: virus, batteri, funghi e protozoi, organismi in
grado di lasciarsi trasportare e riprodursi nell'acqua e nell'aria. Sono state scelte
anche le tecniche biotech migliori. In un rapporto del maggio 1986, scrive Rifkin,
"il Dipartimento americano di Difesa sottolineò che il Dna ricombinante e le altre
tecniche di ingegneria genetica stanno definitivamente rendendo la guerra biologica una
reale alternativa militare". "Potenti tossine _ cita ancora Rifkin dal rapporto
_ che fino a ora erano disponibili solo in piccole quantità, e solo grazie all'estrazione
delle stesse da immense quantità di materiali biologici, adesso possono essere preparate
in quantità industriali dopo un periodo di sviluppo relativamente breve". Le
conclusioni dell'amministrazione americana furono che "è praticamente impossibile
difendersi da questa nuova abilità di manipolare geneticamente gli agenti della guerra
biologica".
Il vantaggio delle armi chimiche e biologiche, per i signori della guerra, è quello di
costare di meno ed essere più letali di quelle atomiche. Proprio per questo sono in molti
a possederle, oltre agli Stati Uniti ai quali gli scienziati di mezzo mondo hanno rivolto
nel luglio scorso un appello affinché si decidano a sottoscrivere accordi di messa
al bando in discussione dal 1972. Nel 1995 la Cia preparò un rapporto secondo il quale
avevano disponibilità di armi biologiche 17 Paesi: Iraq, Iran, Siria, Corea del Nord,
Taiwan, Israele, Egitto, Vietnam, Laos, Cuba, Bulgaria, India, Corea del Sud. Sud Africa,
Cina e Russia. Non si faceva cenno, allora, all'arsenale dei Talebani, finanziato da Osama
Bin Laden.
E' evidente, di fronte a questo scenario, quale sia la responsabilità degli
scienziati. Soltanto una scienza attenta alle questioni dell'etica e al rispetto della
vita può essere in grado di fermare una escalation verso l'Apocalisse. Se è vero, come
scrive sempre Rifkin, che "gli scienziati affermano di essere in grado di clonare
specifiche tossine per eliminare gruppi etnici o razze specifiche il cui costrutto
genotipo predispone a certe malattie", è altrettanto vero che sono proprio gli
scienziati i primi a doversi fermare. |