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Il punto della settimana

22 settembre 2001

 

La scienza al servizio della guerra,
solo gli scienziati possono fermarla

Le armi biologiche compaiono negli anni 30, quando i giapponesi spargono sui villaggi cinesi mosche infettate con la peste. Oggi, mentre fioriscono leggende terribili come quella delle armi "genetiche" tarate da Israele per colpire solo gli arabi, la ricerca biotecnologica si è messa al servizio della guerra. Un quadro lo ha fatto Jeremy Rifkin nel "Secolo Biotech". L'economista americano ha classificato gli agenti biologici impiegati in Yersina Pestis, tularemia, febbre della Rift Valley (febbre Q), Coxiella burnetii, encefalite equina, carbonchio e varicella. Per diffonderli si fanno esperimenti sui vettori più diversi: virus, batteri, funghi e protozoi, organismi in grado di lasciarsi trasportare e riprodursi nell'acqua e nell'aria. Sono state scelte anche le tecniche biotech migliori. In un rapporto del maggio 1986, scrive Rifkin, "il Dipartimento americano di Difesa sottolineò che il Dna ricombinante e le altre tecniche di ingegneria genetica stanno definitivamente rendendo la guerra biologica una reale alternativa militare". "Potenti tossine _ cita ancora Rifkin dal rapporto _ che fino a ora erano disponibili solo in piccole quantità, e solo grazie all'estrazione delle stesse da immense quantità di materiali biologici, adesso possono essere preparate in quantità industriali dopo un periodo di sviluppo relativamente breve". Le conclusioni dell'amministrazione americana furono che "è praticamente impossibile difendersi da questa nuova abilità di manipolare geneticamente gli agenti della guerra biologica".

Il vantaggio delle armi chimiche e biologiche, per i signori della guerra, è quello di costare di meno ed essere più letali di quelle atomiche. Proprio per questo sono in molti a possederle, oltre agli Stati Uniti ai quali gli scienziati di mezzo mondo hanno rivolto nel luglio scorso un appello affinché‚ si decidano a sottoscrivere accordi di messa al bando in discussione dal 1972. Nel 1995 la Cia preparò un rapporto secondo il quale avevano disponibilità di armi biologiche 17 Paesi: Iraq, Iran, Siria, Corea del Nord, Taiwan, Israele, Egitto, Vietnam, Laos, Cuba, Bulgaria, India, Corea del Sud. Sud Africa, Cina e Russia. Non si faceva cenno, allora, all'arsenale dei Talebani, finanziato da Osama Bin Laden.

E' evidente, di fronte a questo scenario, quale sia la responsabilità degli scienziati. Soltanto una scienza attenta alle questioni dell'etica e al rispetto della vita può essere in grado di fermare una escalation verso l'Apocalisse. Se è vero, come scrive sempre Rifkin, che "gli scienziati affermano di essere in grado di clonare specifiche tossine per eliminare gruppi etnici o razze specifiche il cui costrutto genotipo predispone a certe malattie", è altrettanto vero che sono proprio gli scienziati i primi a doversi fermare.


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