| La pianta è malata? La trasformano
in biotech
I virus ci spaventano talmente tanto da essere stati trasformati in vere e proprie star
di Hollywood. O, come ci stanno spiegando in questi giorni, in subdole micidiali armi. La
manipolazione di virus, secondo alcuni, avrebbe scatenato negli anni '50 l'Aids,
trasformando una malattia delle scimmie in uno dei più spietati killer dell'umanità. Si
tratta solo di una supposizione, rilanciata in questi giorni da Edward Hooper, un
giornalista inglese che della dimostrazione della tesi ha fatto il suo principale motivo
di vita. Non siamo scienziati e dunque non abbiamo le competente per sostenerla o
respingerla. Non possiamo però fare a meno di riflettere e osservare come i sospetti
della scienza non scoraggino esperimenti di ogni tipo. Se ne sta compiendo uno, negli
Stati Uniti. Riguarda i susini, perché i virus non colpiscono soltanto uomini e animali,
ma anche il mondo vegetale.
Tutto comincia due anni fa, nel 1999. A quella data i susini americani vengono
attaccati da un virus, il Poxvirus, proprio della frutta con nocciolo. Intervento del
dipartimento dell'Agricoltura, finanziamenti congrui per ricerche miranti a isolare il
virus e prevenirlo. Si potrebbe pensare alla ricerca di un vaccino. Invece no. La scienza
americana sceglie la strada delle biotecnologie e fabbrica in laboratorio un susino in
grado non solo di resistere al Poxvirus, ma anche di riprodursi come un normale albero da
frutta e trasmettere agli eredi la resistenza. In assoluto si tratta del primo albero di
susine geneticamente modificato comparso sulla faccia della terra. Se ne prevede un'ampia
diffusione, visto che la semente è stata trattata in modo da poter attecchire senza
difficoltà nelle zone a clima temperato.
E' una buona notizia? Per gli agricoltori americani probabilmente si, per i consumatori
è tutto da dimostrare. Ci sono troppe cose da capire. Se prima del 1999 gli alberi
americani non si ammalavano, da dove è venuto il virus? Come fa la pianta a trasmettere
la resistenza acquisita? Le susine avranno lo stesso sapore e le stesse caratteristiche
organolettiche? Quando si tratta di biotech l'eventuale danno nel piatto si scopre a
distanza di tempo, come è avvenuto per la soia e per il mais. Senza voler essere
catastrofici, anche in questo anno dovremo aspettare molto tempo per scoprire se nei
laboratori dell'Agricoltural Research Service è stato risolto un problema o creato un
mostro. |