| Clonazione umana, non è solo
questione della scienza
"In Italia seguo norme e leggi, ma c'è chi vuole proibire la libertà di ricerca
e rifiuta il confronto scientifico", parole di Severino Antinori, il ginecologo
pronto a tutte le sperimentazioni e orientato a proseguire sulla strada della clonazione
umana. Il suo credo scientifico è semplice: tutto quello che si può fare è lecito. La
sua pratica elementare: se l'Italia lo proibisce vado altrove. Ad Antinori le riflessioni
sulla globalizzazione, sull'etica, sul valore universale dei principi non interessano. Ne
fa una semplice questione di codici. Il suo sodale cipriota-americano Panayiotis Zavos,
dell'Istituto americano di andrologia ha giusto in questi giorni riannunciato la prima
clonazione umana. Progetto pubblicizzato e soffocato più volte, in base a logiche alla
fine più ispirate al marketing che alle esigenze della scienza.
Si ha l'impressione che di clonazione umana si torni a parlare ogni volta che
l'attenzione sull'industria della riproduzione cala _ industria nella quale le attività
dei dottori Antinori e Zavos sono fiorenti, in genere _ e che questa sorta di pietra
filosofale della vita venga utilizzata un po' come specchietto per le allodole. Milioni di
coppie farebbero di tutto per avere un figlio. La promessa di averlo a propria immagine e
somiglianza le attira come falene alla luce.
L'importante, per Antinori, è essere rassicurante. Il ginecologo si fa forte di uno
studio, pubblicato in agosto, dalla Duke University. Key Killian, ricercatore di quella
università, sulla rivista Human molecular genetics, ha sostenuto una tesi secondo la
quale spiegato Antinori, secondo il quale esistono nei primati geni protettori delle
malformazioni. Conclusione: la clonazione umana sarebbe molto più facile e meno rischiosa
rispetto a quella di pecore e topi, per la quale sono conclamate le alte possibilità di
errore, malformazioni e danni. Con tutto il rispetto del dottor Killian, non può bastare
uno studio a superare l'angoscia del dubbio e soprattutto di un uomo creato in batteria e
destinato a essere sempre uguale a se stesso. Se ne ricava l'immagine drammatica di un
mondo senza progresso. |