| Antrace, la tragedia di un
buon affare
Bisogna stare attenti, molto attenti al rischio di guerra batteriologica. E non
soltanto perché il nemico invisibile, le armi biochimiche, possono farci molto più male
delle bombe. Possono minare la nostra salute, quella dei nostri figli e al tempo stesso
penetrare nella nostra mente distruggendo la fiducia nella vita e nel futuro. Anche
perché queste stesse armi possono diventare utili a un'altra guerra, altrettanto
spietata, che terrorismo e crimine combattono sui mercati. Le avvisaglie ci sono. Appena
in Florida si è diffuso l'allarme Antrace, il bacillo all'origine della malattia del
carbonchio, qualcuno ha guadagnato. Al Nasdaq è quotata una società biotecnologia
americana, la Cepheid, che produce kit di rilevazione di agenti biologici pericolosi. Il
10 settembre le azioni della Cepheid valevano $1.53, in meno di un mese sono cresciute del
416%. Questo non vuol dire che i responsabili dell'azienda, che è californiana, siano
responsabili dell'allarme, ma che occorre muoversi con attenzione contro i rischi delle
speculazioni,
L'Antrace è un batterio talmente capace di restare attivo a lungo, da suscitare molti
appetiti non solo quelli dei terroristi. L'industria bellica, purtroppo, ha cominciato a
manipolarlo da tempo, rendendolo sempre più potente. Alla fine degli anni '70 lo
studiavano i sovietici, non riuscendo peraltro a evitare gli incidenti di laboratorio. Nel
1979 ci fu una fuga e su 79 persone infettate 68 morirono in un intervallo di tempo da una
a cinque settimane dal contagio riferisce l'American medical association.
Adesso lo stanno studiando all'Harvard medical school, alla ricerca di un antidoto
capace di fermare la malattia del carbonchio quando ha cominciato il suo decorso.
Supponiamo, come sempre negli Stati Uniti, che la tentazione del brevetto sia forte. Non
ci resta che sperare che l'attuale tragedia del mondo suggerisca un atteggiamento meno
ispirato al principio del business is business e più a quello della salvezza
dell'umanità. |