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Il punto della settimana

3 novembre 2001

Europa prudente sugli Ogm,
l'Italia corre avanti

I sapori non sono più quelli di una volta. L'abbiamo sentita ripetere tante di quelle volte questa frase da ritenerla, ormai, poco più che una leggenda metropolitana. Eppure è proprio questa convinzione, secondo il Commissario europeo all'Agricoltura, Franz Fischler, a minare la fiducia dei consumatori. Starebbe anzi manifestandosi un paradosso: maggiori sono i controlli sugli alimenti, minore è la fiducia in quello che si porta in tavola. Il problema, dicono in Europa, sono gli Ogm, gli organismi geneticamente modificati. Non perché si ha la sicurezza della loro nocività o di un gusto particolarmente insipido _ anche se grandi chef e gourmet non ne vogliono neanche sentir parlare _ ma perché attorno al biotech nel piaccio c'è confusione e disinformazione. Intento non tutto il biotech è uguale. I cibi Frankstein , quelli ottenuti da cocktail di Dna aberranti come le fragole col gene di pesce artico per farle resistere al freddo, sono una cosa. Le sementi di cereali da coltura intensiva sono un'altra. Le sementi resistenti ai pesticidi o ai parassiti un'altra ancora. Non sappiamo quali specie, e se, siamo nocive o salutari. Non è questo il punto che ci interessa in questa sede. Sappiamo però che di fronte a un'Europa che cerca unità e coerenza ognuno rischia di fare per conto proprio. L'Europa comunitaria si vede il 14 e il 15 in Belgio per decidere sugli Ogm in agricoltura. Quanto meno per garantire ai consumatori la "tracciabilità" degli alimenti, una sorta di carta di identità che ci faccia sapere da dove proviene e come è stato prodotto ciò che ci apprestiamo a mangiare. Non è questione di poco conto. Sarebbe bene aspettare l'appuntamento e adeguarsi alle decisioni. L'Italia, al contrario, sembra avere una gran voglia di muoversi per conto proprio. Innanzitutto perché adesso c'è un ministro dell'Agricoltura orientato "a dare impulso alla ricerca nel settore degli Ogm in agricoltura", come ha detto lui stesso sfidando le polemiche. E poi perché lo stesso ministro, che si presenta come una buona forchetta e vuole proteggere i prodotti Dop, non esita a impegnarsi nel calcolo delle cosiddette "soglie minime di contaminazione", ossia quel tanto di Ogm che può andare a finire, soprattutto per cause atmosferiche, nelle coltivazioni tradizionali per non dire delle biologiche. Insomma corriamo il pericolo di trovarci la borsa della spesa piena di "soglie minime" di biotech. E' difficile conservare la fiducia che sta tanto a cuore a Fishler.


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