Europa prudente sugli Ogm,
l'Italia corre avanti
I sapori non sono più quelli di una volta. L'abbiamo sentita ripetere tante di quelle
volte questa frase da ritenerla, ormai, poco più che una leggenda metropolitana. Eppure
è proprio questa convinzione, secondo il Commissario europeo all'Agricoltura, Franz
Fischler, a minare la fiducia dei consumatori. Starebbe anzi manifestandosi un paradosso:
maggiori sono i controlli sugli alimenti, minore è la fiducia in quello che si porta in
tavola. Il problema, dicono in Europa, sono gli Ogm, gli organismi geneticamente
modificati. Non perché si ha la sicurezza della loro nocività o di un gusto
particolarmente insipido _ anche se grandi chef e gourmet non ne vogliono neanche sentir
parlare _ ma perché attorno al biotech nel piaccio c'è confusione e disinformazione.
Intento non tutto il biotech è uguale. I cibi Frankstein , quelli ottenuti da cocktail di
Dna aberranti come le fragole col gene di pesce artico per farle resistere al freddo, sono
una cosa. Le sementi di cereali da coltura intensiva sono un'altra. Le sementi resistenti
ai pesticidi o ai parassiti un'altra ancora. Non sappiamo quali specie, e se, siamo nocive
o salutari. Non è questo il punto che ci interessa in questa sede. Sappiamo però che di
fronte a un'Europa che cerca unità e coerenza ognuno rischia di fare per conto proprio.
L'Europa comunitaria si vede il 14 e il 15 in Belgio per decidere sugli Ogm in
agricoltura. Quanto meno per garantire ai consumatori la "tracciabilità" degli
alimenti, una sorta di carta di identità che ci faccia sapere da dove proviene e come è
stato prodotto ciò che ci apprestiamo a mangiare. Non è questione di poco conto. Sarebbe
bene aspettare l'appuntamento e adeguarsi alle decisioni. L'Italia, al contrario, sembra
avere una gran voglia di muoversi per conto proprio. Innanzitutto perché adesso c'è un
ministro dell'Agricoltura orientato "a dare impulso alla ricerca nel settore degli
Ogm in agricoltura", come ha detto lui stesso sfidando le polemiche. E poi perché lo
stesso ministro, che si presenta come una buona forchetta e vuole proteggere i prodotti
Dop, non esita a impegnarsi nel calcolo delle cosiddette "soglie minime di
contaminazione", ossia quel tanto di Ogm che può andare a finire, soprattutto per
cause atmosferiche, nelle coltivazioni tradizionali per non dire delle biologiche. Insomma
corriamo il pericolo di trovarci la borsa della spesa piena di "soglie minime"
di biotech. E' difficile conservare la fiducia che sta tanto a cuore a Fishler. |