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Il punto della settimana

10 novembre 2001

Cibi biotech e colonialismo alimentare

''La sicurezza alimentare e' un argomento 'globale' strettamente legato alla liberalizzazione del commercio. Se infatti gli approcci alla sicurezza alimentare variano da Paese a Paese, la liberalizzazione può essere considerata una componente chiave di questa sicurezza, in quanto è in grado di assicurare a tutti gli Stati lo stesso accesso al cibo. In questo quadro, la Fao gioca un ruolo molto importante. Al vertice di Doha è quindi importante raggiungere un accordo. Credo che riusciremo a lanciare un nuovo round di successo in quanto dopo l'11 settembre il mondo è più vicino nella lotta al terrorismo. A Doha potremmo porre le basi per ulteriori riduzioni tariffarie sui prodotti agricoli statunitensi": parole chiare e senza possibilità di replica quelle del segretario statunitense all'Agricoltura, Ann M. Veneman.Le ha pronunciate a Roma, intervenendo alla 31/ma Conferenza della Fao.

Per "sicurezza alimentare" la signora Veneman intende i parametri di compatibilità che ciascun Paese ritiene di dover fissare in campo di prodotti Ogm. La soglia di tolleranza ammessa dagli Stati Uniti è quasi inesistente, nel senso che la ricerca biotech è da tempo favorita e incoraggiata, oltre che sostenuta da una strenua difesa della proprietà intellettuale dei brevetti. Se la solidarietà dell'antiterrorismo sta favorendo qualsiasi politica a stelle e strisce, non è detto che a Doha l'ostinazione a non considerare il frutto della ricerca scientifica patrimonio dell'umanità ma merce spendibile non rischi di impantanare la discussione almeno per quanto riguarda i prodotti agricoli.

''L'agricoltura biotecnologica sembra in grado di garantire una maggiore produzione agricola e, quindi, maggior cibo per i Paesi in via di sviluppo che così potranno essere autosufficienti''., ha continuato la signora Veneman , lasciando intravedere una pericolosa tendenza verso un colonialismo alimentare. Perché è indubbio che i consumatori occidentali, americani compresi, sono assai diffidenti nei confronti degli Ogm.

Un test di questa diffidenza si è avuto qualche giorno fa al congresso dell'Associazione dietologi italiani. Su un campione molto selezionato di specialisti, il 60 per cento si è detto preoccupato di consumare cibi biotech, il 21 per cento ha risposto di essere indifferente mentre solo l'8 per cento ha dichiarato di essere disposto a nutrirsene "con piacere".


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