La difficile impresa di difendersi
dagli Ogm
Gli italiani hanno paura. Ogni ricerca compiuta sulla questione degli Ogm in tavola lo
dimostra. L'ultima pubblicata l'ha condotta l'Eurisko per conto del Consumer's Forum. Ne
è uscito che il 56% degli intervistati, un campione rappresentativo di 1000 persone,
ritiene che i cibi di Frankstein possono provocare il cancro. L'80% degli italiani ha
dichiarato di essere a conoscenza dell'esistenza degli Ogm, con un concentrazione di
informazione al Nord e al Centro. Quasi analoga la percentuale di quanti temono di essere
ingannati dalle etichette, 79%, e solo il 5 per cento pensa sia sufficiente leggere le
composizioni dei cibi confezionati per difendersi. Quanto questi timori corrispondono alla
realtà? In assenza di certezze, valgono le indicazioni di autorevoli studi come il
dossier pubblicato da Greenpeace, utilizzando fonti scientifiche. Non ci sono rilevanze
particolari sull'incidenza degli Ogm sul cancro, mentre ne esistono sulle allergie,
sintomo comunque di disordini immunitari.
Uno di questi studi è stato pubblicato da The New England Journal of Medicine. Vol.
334: 688-692 nel 1996. Lo ha scritto J. A. Nordlee studiando l'introduzione di un
allergene della noce brasiliana nella soia transgenica. "Noi ci nutriamo da sempre di
proteine, ma esse, come talvolta altre sostanze, possono essere 'rifiutate' dal nostro
organismo. Quando veniamo in contatto con certe molecole infatti, il nostro organismo
reagisce in modo talvolta violento con quella che chiamiamo 'reazione allergica' o
allergia", scriveva lo scienziato.
"I fautori degli alimenti OGM sostengono che lintroduzione di cibi
manipolati nella nostra dieta non può causare rischi di nuove allergie, e citano
lesempio dell'introduzione del gene di banana nel pomodoro, omettendo di precisare
che, in questo caso, si tratta di cibi abitualmente consumati_ considerava il ricercatore,
avvertendo subito dopo sui rischi _ Lingegneria genetica, però, riguarda spesso
geni, e dunque proteine, che non fanno parte del consumo alimentare tradizionale: i rischi
non sono prevedibili se il gene 'trapiantato', ad esempio nel grano con cui facciamo pane,
pasta ecc., proviene da uno scorpione o da una petunia o da altri organismi finora mai
utilizzati nellalimentazione".
Scoraggianti le conclusioni dello studioso citato da Greenpeace. "Le
multinazionali del settore hanno a lungo rassicurato sui rischi sostenendo che non si può
creare possibilità di risposta allergica trapiantando un unico gene. Purtroppo, malgrado
il carattere recente di questi studi, questa teoria è già stata contraddetta dai fatti _
spiegava, facendo seguire una serie di domande dalla difficile risposta _ Come possiamo
allora essere sicuri dellaffidabilità degli alimenti GM? Come possiamo escludere
che essi non possano causare un certo numero di allergie? Semplicemente, non possiamo. Noi
tutti saremo, nostro malgrado, la cavia di un esperimento i cui risultati sono
imprevedibili e probabilmente irreversibili. Anzi, lo siamo già, visto che gli alimenti
GM sono già tra noi. Eppure, ogni giorno si scoprono nuove allergie a nuovi prodotti e si
conosce relativamente poco di queste patologie e delle cause scatenanti. Sarebbe, quindi,
opportuno non aumentare inutilmente i rischi". |