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Il punto della settimana

17 novembre 2001

La difficile impresa di difendersi dagli Ogm

Gli italiani hanno paura. Ogni ricerca compiuta sulla questione degli Ogm in tavola lo dimostra. L'ultima pubblicata l'ha condotta l'Eurisko per conto del Consumer's Forum. Ne è uscito che il 56% degli intervistati, un campione rappresentativo di 1000 persone, ritiene che i cibi di Frankstein possono provocare il cancro. L'80% degli italiani ha dichiarato di essere a conoscenza dell'esistenza degli Ogm, con un concentrazione di informazione al Nord e al Centro. Quasi analoga la percentuale di quanti temono di essere ingannati dalle etichette, 79%, e solo il 5 per cento pensa sia sufficiente leggere le composizioni dei cibi confezionati per difendersi. Quanto questi timori corrispondono alla realtà? In assenza di certezze, valgono le indicazioni di autorevoli studi come il dossier pubblicato da Greenpeace, utilizzando fonti scientifiche. Non ci sono rilevanze particolari sull'incidenza degli Ogm sul cancro, mentre ne esistono sulle allergie, sintomo comunque di disordini immunitari.

Uno di questi studi è stato pubblicato da The New England Journal of Medicine. Vol. 334: 688-692 nel 1996. Lo ha scritto J. A. Nordlee studiando l'introduzione di un allergene della noce brasiliana nella soia transgenica. "Noi ci nutriamo da sempre di proteine, ma esse, come talvolta altre sostanze, possono essere 'rifiutate' dal nostro organismo. Quando veniamo in contatto con certe molecole infatti, il nostro organismo reagisce in modo talvolta violento con quella che chiamiamo 'reazione allergica' o allergia", scriveva lo scienziato.

"I fautori degli alimenti OGM sostengono che l’introduzione di cibi manipolati nella nostra dieta non può causare rischi di nuove allergie, e citano l’esempio dell'introduzione del gene di banana nel pomodoro, omettendo di precisare che, in questo caso, si tratta di cibi abitualmente consumati_ considerava il ricercatore, avvertendo subito dopo sui rischi _ L’ingegneria genetica, però, riguarda spesso geni, e dunque proteine, che non fanno parte del consumo alimentare tradizionale: i rischi non sono prevedibili se il gene 'trapiantato', ad esempio nel grano con cui facciamo pane, pasta ecc., proviene da uno scorpione o da una petunia o da altri organismi finora mai utilizzati nell’alimentazione".

Scoraggianti le conclusioni dello studioso citato da Greenpeace. "Le multinazionali del settore hanno a lungo rassicurato sui rischi sostenendo che non si può creare possibilità di risposta allergica trapiantando un unico gene. Purtroppo, malgrado il carattere recente di questi studi, questa teoria è già stata contraddetta dai fatti _ spiegava, facendo seguire una serie di domande dalla difficile risposta _ Come possiamo allora essere sicuri dell’affidabilità degli alimenti GM? Come possiamo escludere che essi non possano causare un certo numero di allergie? Semplicemente, non possiamo. Noi tutti saremo, nostro malgrado, la cavia di un esperimento i cui risultati sono imprevedibili e probabilmente irreversibili. Anzi, lo siamo già, visto che gli alimenti GM sono già tra noi. Eppure, ogni giorno si scoprono nuove allergie a nuovi prodotti e si conosce relativamente poco di queste patologie e delle cause scatenanti. Sarebbe, quindi, opportuno non aumentare inutilmente i rischi".


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