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Il punto della settimana

8 dicembre 2001


Fame e biotech, appelli per la ricerca

"Per gli americani le biotecnologie offrono il vantaggio di alimenti dall'aspetto e dall'aroma esaltati. Per gli africani la biotecnologia potrebbe essere la differenza tra la salute e la malattia, tra la vita e la morte". Parere espresso dal dottor George Acquaah, capo del dipartimento di agricoltura e risorse naturali all'università di Langston, in Oklahoma. Il dottor Acquaah è ghanese e quanto ai problemi del suo popolo senza dubbio sa di che cosa sta parlando. Così come il professor Samuel Sun Sai-ming, della Chinese University of Hong Kong, sa che cosa dice quando traccia un parallelo fra la crescita della popolazione mondiale e il depauperamento delle risorse naturali. "La popolazione mondiale _ ricorda il professore _ era di 5.6 miliardi di persone nel 1994, sarà di oltre 7 miliardi nel 2010 fino a raggiungere gli 8.4 miliardi nel 2025, con la crescita maggiore in Asia". E aggiunge: "Mentre la popolazione mondiale sta crescendo al ritmo di 250 mila persone al giorno, le risorse naturali stanno calando. Il Worldwide Institute avverte un drammatico calo della produzione di grano negli ultimi dieci anni, un aumento della richiesta di acqua per l'irrigazione e una minore resa dei campi fertilizzati". La soluzione? Anche il professor Sun Sai-ming vede nelle tecnologie l'unica risposta possibile.

Non è la prima volta che dalle aree più svantaggiate del mondo arrivano simili considerazioni. Le stesse organizzazioni delle Nazioni Unite, Fao e Programma mondiale per l'alimentazione in testa, hanno più volte dichiarato il proprio orientamento a incoraggiare la ricerca biotech orientata a una maggiore produttività delle colture agroalimentari. Giganti come la Monsanto si sono più volte detti disponibili ad accogliere simili appelli, non nascondendo un interesse non solo umanitario al problema. La leva delle popolazioni oppresse dalla fame e dalle malattie _ "un milioni di casi di cecità infantile e da uno a due milioni di morti sono provocate dalla deficienza della vitamina A", nota ancora il ghanese Acquaah _ è usata per scardinare la diffidenza occidentale verso le biotecnologie alimentari, con una sorta di colonialismo della pietà. Resta comunque un tarlo di fondo. In un ragionamento sullo sviluppo compatibile possiamo davvero fermare la ricerca in nome di una purezza scomparsa purtroppo nei fatti? Forse no, forse la ricerca deve comunque andare avanti sia pure in un clima di ragionevolezza. Un clima che l'etica deve concorrere a stabilire, perché se c'è da evitare Frankstein altrettanto pericoloso è il delirio nazista della purezza di qualsiasi genere e razza.


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