Gli italiani si fidano del biotech, adesso le regole
Gli italiani amano il biotech solo quando si tratta di medicina. Lo rivela
il Censis in una recente ricerca. Il 62,1% degli intervistati pensa che il biotech potrà
portarci nuove terapie per la cura di malattie come il tumore o l'Alzheimer mentre il 55,2
% ritiene sia possibile anche sconfiggere malattie genetiche. Un bel progresso rispetto a
due anni fa: allora il 48,4% non sapeva neppure di che cosa si stesse parlando. In effetti
la realtà biotech italiana è cresciuta. Nel campo della collaborazione di ricerca
pubblico privato nel 76,9 % dei casi è l'università pubblica a promuoverla utilizzando,
per 56,2 % , finanziamenti del governo e, per il 23,9%, provvigioni dell'Unione Europea.
Tutto a posto dunque? Non sembra visto che fra gli addetti ai lavori
contattati dal Censis il 69,5 % denuncia "restrizioni per la mobilità dei
ricercatori verso le imprese", mentre il 66 % segnala "le differenze tra
laboratori scientifici e industria nelle opzioni di carriera-guadagno". Ci sono poi,
a detta del 45,7 %, ostacoli all'esercizio dei "diritti intellettuali di
proprietà".
Risulta chiara una cosa. Per quanto la ricerca abbia fatto giganteschi
passi avanti _ anche troppi visto che fra pochi giorni sarà possibile anche in Italia
tentare la clonazione animale in assenza di regolamenti chiari _ la legislazione e
l'attenzione bioetica alla questione ristagna. E' fuor di dubbio, non ci stanchiamo di
ripeterlo, che le biotecnologie non vanno considerate come qualcosa da mettere al bando
tout court. E' senz'altro vero, d'altra parte, che anche per dare impulso alla ricerca e
solidità all'industria biotecnologica è necessario avere quadri di riferimento chiari,
principi solidi ai quali ispirarsi e certezza di un indirizzo pubblico su questo
particolare e delicato ambito della scienza. Le biotecnologie contengono in sé ancora
troppo "far West" e troppe illusioni, le cronache di quest'anno ce lo hanno
mostrato con chiarezza. Da una parte grandi successi in campo medico, dall'altra feroci
fughe in avanti nel campo della clonazione umana. Resta poi la questione dell'ambito
alimentare. Quello che si aggiusta con il biotech medico rischia di essere sfasciato dai
cibi di Frankstein. E non è rischio da poco. |