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Il punto della settimana

15 dicembre 2001


Gli italiani si fidano del biotech, adesso le regole

Gli italiani amano il biotech solo quando si tratta di medicina. Lo rivela il Censis in una recente ricerca. Il 62,1% degli intervistati pensa che il biotech potrà portarci nuove terapie per la cura di malattie come il tumore o l'Alzheimer mentre il 55,2 % ritiene sia possibile anche sconfiggere malattie genetiche. Un bel progresso rispetto a due anni fa: allora il 48,4% non sapeva neppure di che cosa si stesse parlando. In effetti la realtà biotech italiana è cresciuta. Nel campo della collaborazione di ricerca pubblico privato nel 76,9 % dei casi è l'università pubblica a promuoverla utilizzando, per 56,2 % , finanziamenti del governo e, per il 23,9%, provvigioni dell'Unione Europea.

Tutto a posto dunque? Non sembra visto che fra gli addetti ai lavori contattati dal Censis il 69,5 % denuncia "restrizioni per la mobilità dei ricercatori verso le imprese", mentre il 66 % segnala "le differenze tra laboratori scientifici e industria nelle opzioni di carriera-guadagno". Ci sono poi, a detta del 45,7 %, ostacoli all'esercizio dei "diritti intellettuali di proprietà".

Risulta chiara una cosa. Per quanto la ricerca abbia fatto giganteschi passi avanti _ anche troppi visto che fra pochi giorni sarà possibile anche in Italia tentare la clonazione animale in assenza di regolamenti chiari _ la legislazione e l'attenzione bioetica alla questione ristagna. E' fuor di dubbio, non ci stanchiamo di ripeterlo, che le biotecnologie non vanno considerate come qualcosa da mettere al bando tout court. E' senz'altro vero, d'altra parte, che anche per dare impulso alla ricerca e solidità all'industria biotecnologica è necessario avere quadri di riferimento chiari, principi solidi ai quali ispirarsi e certezza di un indirizzo pubblico su questo particolare e delicato ambito della scienza. Le biotecnologie contengono in sé ancora troppo "far West" e troppe illusioni, le cronache di quest'anno ce lo hanno mostrato con chiarezza. Da una parte grandi successi in campo medico, dall'altra feroci fughe in avanti nel campo della clonazione umana. Resta poi la questione dell'ambito alimentare. Quello che si aggiusta con il biotech medico rischia di essere sfasciato dai cibi di Frankstein. E non è rischio da poco.


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