Cibi biotech? In Africa è legittimo il dubbio
LA NOTIZIA
GB: EX CAPO GREENPEACE FARA' DA CONSULENTE A MONSANTO
(ANSA) - LONDRA, 8 GEN - Peter Melchett, l'ex direttore di Greenpeace che ha guidato
la campagna dell'organizzazione ambientalista contro le coltivazioni geneticamente
modificate, è stato assunto da una società di pubbliche relazioni che fra i suoi clienti
ha la Monsanto, il gigante degli Ogm.
Lord Melchett, che lo scorso anno si è dimesso dalla dirigenza di Greenpeace, comincerà
la prossima settimana a lavorare come consulente alla Burson-Marteller. Fra i suoi compiti
ci sarà anche quello di consigliare i clienti su come affrontare controverse e delicate
questioni quali il cibo transgenico, i rifiuti tossici e il lavoro minorile nei paesi in
via di sviluppo.
Fra i clienti della Burson-Marteller ci sono, oltre alla Monsanto, alcuni dei più
famigerati inquinatori del mondo, a cominciare dalla Union Carbide (strage di Bhopal del
1994) e Babcock e Wilcox (incidente nucleare a Three Mile Island nel 1979).
Lord Melchett - riferisce oggi il quotidiano britannico 'The Independent - ha detto di
essere pronto a trattare con la Monsanto, ma ha assicurato di non aver cambiato idea sugli
Ogm. "La modificazione genetica dei cibi è una tecnologia che non ha futuro",
ha insistito.
La scelta di Melchett ha provocato un certo imbarazzo ai suoi ex colleghi di Greenpeace,
sebbene egli prima di accettare il lavoro si sia consultato col nuovo direttore esecutivo
Stephen Tindale. "Sono certo che Lord Melchett non comprometterà i suoi
ideali", ha commentato il suo successore.(ANSA).
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IL COMMENTO
Che uno dei padri di Greenpeace finisca col dare consigli al gigante delle
biotecnologie alimentari Monsanto fa di certo impressione. Comprensibile l'imbarazzo
espresso dai dirigenti dell'organizzazione e comprensibili anche le rassicurazioni di lord
Peter Melchett circa la coerenza con il proprio passato. Un po' meno comprensibile è
l'affermazione categorica di lord Melchett, quando dice che "la modificazione
genetica dei cibi è una tecnologia che non ha futuro". Circa il biotech abbiamo da
tempo espresso i nostri dubbi, che confermiamo. Ma non si può fare finta di niente di
fronte a dichiarazioni come quella di recente rilasciata dal ministro dell'Agricoltura del
Kenia Bonaya Godana e riportata dal settimanale People: "E' una questione di urgenza,
l'Africa ha bisogno di adottare e di adattare appropriate tecnologie già
sviluppate". Le parole del ministro keniota sono ispirate da una ricerca dell'Onu
secondo la quale un terzo della popolazione subsahariana, nell'ordine di milioni di
persone, soffre dei danni della malnutrizione cronica. Di fronte a questo stato di cose
almeno un dubbio merita di essere espresso. Non certo per accogliere a braccia aperte le
biotecnologie così come le propongono le multinazionali ma quanto meno per sviluppare e
sostenere una ricerca rigorosa in materia e compatibile con uno sviluppo rispettoso della
biodiversità. E' probabile che alla fine anche lord Melchett dia consigli in proposito. |