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Il punto della settimana

12 gennaio 2002


Cibi biotech? In Africa è legittimo il dubbio

LA NOTIZIA
GB: EX CAPO GREENPEACE FARA' DA CONSULENTE A MONSANTO
(ANSA) - LONDRA, 8 GEN - Peter Melchett, l'ex direttore di Greenpeace che ha guidato la campagna dell'organizzazione ambientalista contro le coltivazioni geneticamente modificate, è stato assunto da una società di pubbliche relazioni che fra i suoi clienti ha la Monsanto, il gigante degli Ogm.
Lord Melchett, che lo scorso anno si è dimesso dalla dirigenza di Greenpeace, comincerà la prossima settimana a lavorare come consulente alla Burson-Marteller. Fra i suoi compiti ci sarà anche quello di consigliare i clienti su come affrontare controverse e delicate questioni quali il cibo transgenico, i rifiuti tossici e il lavoro minorile nei paesi in via di sviluppo.
Fra i clienti della Burson-Marteller ci sono, oltre alla Monsanto, alcuni dei più famigerati inquinatori del mondo, a cominciare dalla Union Carbide (strage di Bhopal del 1994) e Babcock e Wilcox (incidente nucleare a Three Mile Island nel 1979).
Lord Melchett - riferisce oggi il quotidiano britannico 'The Independent - ha detto di essere pronto a trattare con la Monsanto, ma ha assicurato di non aver cambiato idea sugli Ogm. "La modificazione genetica dei cibi è una tecnologia che non ha futuro", ha insistito.
La scelta di Melchett ha provocato un certo imbarazzo ai suoi ex colleghi di Greenpeace, sebbene egli prima di accettare il lavoro si sia consultato col nuovo direttore esecutivo Stephen Tindale. "Sono certo che Lord Melchett non comprometterà i suoi ideali", ha commentato il suo successore.(ANSA).
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IL COMMENTO
Che uno dei padri di Greenpeace finisca col dare consigli al gigante delle biotecnologie alimentari Monsanto fa di certo impressione. Comprensibile l'imbarazzo espresso dai dirigenti dell'organizzazione e comprensibili anche le rassicurazioni di lord Peter Melchett circa la coerenza con il proprio passato. Un po' meno comprensibile è l'affermazione categorica di lord Melchett, quando dice che "la modificazione genetica dei cibi è una tecnologia che non ha futuro". Circa il biotech abbiamo da tempo espresso i nostri dubbi, che confermiamo. Ma non si può fare finta di niente di fronte a dichiarazioni come quella di recente rilasciata dal ministro dell'Agricoltura del Kenia Bonaya Godana e riportata dal settimanale People: "E' una questione di urgenza, l'Africa ha bisogno di adottare e di adattare appropriate tecnologie già sviluppate". Le parole del ministro keniota sono ispirate da una ricerca dell'Onu secondo la quale un terzo della popolazione subsahariana, nell'ordine di milioni di persone, soffre dei danni della malnutrizione cronica. Di fronte a questo stato di cose almeno un dubbio merita di essere espresso. Non certo per accogliere a braccia aperte le biotecnologie così come le propongono le multinazionali ma quanto meno per sviluppare e sostenere una ricerca rigorosa in materia e compatibile con uno sviluppo rispettoso della biodiversità. E' probabile che alla fine anche lord Melchett dia consigli in proposito.


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