| Ogm e brevetti, i confini li da
l'etica
LA NOTIZIA
OGM: CHIESE D'EUROPA TRACCIANO LIMITI ETICI
(ASCA) - Ginevra, 1 feb - Piu' che un rimedio contro la fame nel
mondo, gli organismi geneticamente modificati (OGM) potrebbero rappresentare un profitto
per le multinazionali. E' il dubbio che resta nelle Chiese cristiane d'Europa (KEK) che ha
preparato un rapporto sull'alimentazione geneticamente modificata, nel quale si mettono in
luce sia i punti intorno ai quali esiste un consenso nelle Chiese sia i punti sui quali
ancora esistono divergenze. Il rapporto e' stato preparato da un gruppo di lavoro sulla
bioetica e le biotecnologie della Commissione Chiesa e Societa' che comprende specialisti
in medicina, genetica, biochimica, teologia, etica e diritto. Anzitutto il documento evita
di demonizzare le biotecnologie moderne: ''Noi - si afferma - proponiamo una teologia
della creazione che cerca l'equilibrio tra un intervento umano ammissibile e la necessaria
limitazione imposta dalla cura dell'essere umano e degli altri aspetti dell'ordine creato
da Dio. In questo contesto, non condividiamo l'idea che la modificazione genetica e'
inaccettabile essa stessa perche' sarebbe piu' contraria alla natura che l'allevamento a
base di selezione. Piuttosto che tracciare una linea tra le due, noi preferiamo mettere
limiti etici all'interno di ciascun argomento''.
Ma allo stesso modo che non si vede una opposizione di principio alla modificazione
genetica, non si accetta in maniera critica ogni suo aspetto. In questo senso il rapporto
sottolinea alcuni caratteri problematici degli OGM. Cinque in particolare: le minacce
possibili per la biodiversita', la questione di una etichettatura trasparente dei prodotti
ogm, l'ambiguita' dell'aspetto commerciale, il rischio di aumentare la dipendenza dei
Paesi del terzo Mondo, il bisogno di un nuovo orientamento radicale della ricerca sugli
Ogm. ''I raccolti geneticamente modificati - si afferma - sono suscettibili di procurare
benefici ai paesi in via di sviluppo, ma noi condividiamo l'inquietudine di numerosi
cristiani di fronte alla potenza delle imprese multinazionali che impongono le loro
tecnologie a contadini vulnerabili del Sud. Gli sviluppi degli Ogm non dovrebbero essere
perseguiti se non come soluzione ottimale, in un contesto che permette ai contadini di
accedere ai mezzi di sussistenza duraturi e ai poveri di nutrirsi con i loro propri
mezzi''.
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IL COMMENTO
La presa di posizione delle chiese cristiane d'Europa, letta insieme alla proposta
dell'economista Jeremy Rifkin di arrivare a un Trattato internazionale per la proprietà
pubblica del patrimonio genetico, apre una luce di speranza nel panorama fosco del terzo
millennio. In questi giorni due appuntamenti uguali e contrapposti stanno impegnando le
migliori menti del mondo. Da una parte la finanza e l'economia ufficiali, a New York,
cercano una ricetta per non arrendersi ai danni che il capitalismo sta compiendo contro se
stesso. Dall'altra intellettuali, premi Nobel, politici, amministratori, cittadini,
studenti, religiosi, laici, occidentali, orientali, pacifisti, anarchici e via
schierandosi cercano un modello di sviluppo rispettoso di tutti e della Natura, una strada
attraverso la quale ridistribuire ricchezza affinché tutti ne traggano vantaggio, alla
fine. Il tema dell'alimentazione, e degli Ogm, è al centro della discussione, da una
parte e dall'altra. Lo è in tutti i suoi aspetti, da quelli economici a quelli
scientifici, da quelli etici a quelli alimentari. Da una parte si chiede di sottrarre
l'agricoltura alle regole rigide del Wto, dall'altra ci si interroga quali elementi della
vita, e fin dove, sono brevettabili. Soltanto l'etica, ci sembra di intuire, può aiutare
nella ricerca delle risposte giuste. E' proprio dall'etica che trae ispirazione il
documento suggerito dal comitato promotore del Trattato proposto da Rifkin, enunciando
pochi, semplici principi: il riconoscimento del valore intrinseco del patrimonio genetico
in tutte le forme biologiche; laccettazione del fatto che la sua tutela preceda ogni
possibile commercializzazione; il divieto di brevetti privati sulla materia vivente. |