A caccia di memoria e identitā con l'aiuto del Dna
A caccia delle proprie radici grazie al Dna. E di quelle altrui. I giornali inglesi e
americani riferiscono in questi giorni di storie in qualche modo uguali, ma dal
significato profondamente diverso. A New York, secondo l'inglese The Indipendent, Pearl
Duncan una scrittrice di colore di origine giamaicana ha avviato una ricerca per scoprire
la provenienza della propria famiglia, genericamente definita come africana. A Guantanamo,
la notizia č stata diffusa dall'agenzia Reuters, il governo degli Stati Uniti ha deciso
di fare ricorso all'analisi del Dna per determinare la cittadinanza dei prigionieri di Al
Qaeda di origine araba e mediorientale.
Gli sforzi di Pearl Duncun l'hanno portata in Ghana risalendo lungo le tracce del
cromosoma Y trasmesso di padre in figlio. Non sappiamo ancora se la ricerca sui
prigionieri di Guantanamo darā risultati e quali. Resta comunque il fatto che i due
episodi si pongono sul pericoloso crinale della ricerca della razza.
E' interessante vedere poi quante istituzioni scientifiche si stiano impegnando su
questo genere di ricerca. La Boston University e la University of South Carolina, stanno
sviluppando prgrammi per tracciare il Dna dei discendenti degli schiavi arrivati in
America dall'Africa. Se ne ricaverā un database disponibile per la consultazione pubblica
fra qualche anno. Stesse ricerche alla University of Arizona, mentre lo Smithsonian
Institute a Washington incrocia le informazioni genetiche con le rimanenze linguistiche
nei dialetti dei neri americani.
I sostenitori di queste procedure sostengono di offrire una grande opportunitā alla
comunitā afroamericana degli Stati Uniti. E' anche possibile, basta che nessuno cada
nelle tentazioni dell'eugenetica, ma in questo frangente la scienza c'entrerebbe poco. |