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Il punto della settimana

2 marzo 2002


A caccia di memoria e identitā con l'aiuto del Dna

A caccia delle proprie radici grazie al Dna. E di quelle altrui. I giornali inglesi e americani riferiscono in questi giorni di storie in qualche modo uguali, ma dal significato profondamente diverso. A New York, secondo l'inglese The Indipendent, Pearl Duncan una scrittrice di colore di origine giamaicana ha avviato una ricerca per scoprire la provenienza della propria famiglia, genericamente definita come africana. A Guantanamo, la notizia č stata diffusa dall'agenzia Reuters, il governo degli Stati Uniti ha deciso di fare ricorso all'analisi del Dna per determinare la cittadinanza dei prigionieri di Al Qaeda di origine araba e mediorientale.

Gli sforzi di Pearl Duncun l'hanno portata in Ghana risalendo lungo le tracce del cromosoma Y trasmesso di padre in figlio. Non sappiamo ancora se la ricerca sui prigionieri di Guantanamo darā risultati e quali. Resta comunque il fatto che i due episodi si pongono sul pericoloso crinale della ricerca della razza.

E' interessante vedere poi quante istituzioni scientifiche si stiano impegnando su questo genere di ricerca. La Boston University e la University of South Carolina, stanno sviluppando prgrammi per tracciare il Dna dei discendenti degli schiavi arrivati in America dall'Africa. Se ne ricaverā un database disponibile per la consultazione pubblica fra qualche anno. Stesse ricerche alla University of Arizona, mentre lo Smithsonian Institute a Washington incrocia le informazioni genetiche con le rimanenze linguistiche nei dialetti dei neri americani.

I sostenitori di queste procedure sostengono di offrire una grande opportunitā alla comunitā afroamericana degli Stati Uniti. E' anche possibile, basta che nessuno cada nelle tentazioni dell'eugenetica, ma in questo frangente la scienza c'entrerebbe poco.


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