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Il punto della settimana

16 marzo 2002


Clonazione umana o no?
In Usa campagne a colpi di spot

Ancora sulle cellule staminali e sugli esperimenti sugli embrioni. L'allarme arriva dall'America e lo ha raccolto in questi giorni l'International Herald Tribune. Il National Right to Life Committee ha promosso una campagna di annunci radiotelevisivi per denunciare esperimenti da incubo. "Alcune corporation della biotecnologia stanno lavorando a un progetto orrendo _ recitano gli annunci _ Hanno pianificato di coltivare enormi quantità di embrioni umani da utilizzare, e spesso uccidere, nel corso di esperimenti. Hanno pianificato di costruire vere e proprie fabbriche di embrioni".

Stop Human Cloning, un'altra organizzazione, ha prodotto uno spot di 30 secondi il cui obiettivo è spingere gli ascoltatori a fare pressione sui senatori eletti nel proprio collegio per fermare la clonazione umana. Lo spot si apre con un medico che dice: "Molti dottori e scienziati si oppongo alla clonazione". "Perché il valore terapeutico è veramente incerto" gli fa eco un'assistente. "Clonando un embrione si crea la vista umana", dice un sacerdote. "Che può essere distrutta durante gli esperimenti", conclude il medico.

Dalla comunità scientifica arrivano critiche. John Gearhart, ricercatore della Johns Hopkins University intervistato dall'International Herald Tribune, ridicolizza gli annunci contro le "fabbriche di embrioni" sostenendo che sono "molto lontani dalla realtà" e spiega la differenza fra gli embrioni e le colonie di coltivazione delle cellule staminali da usare a scopo terapeutico.

E' chiaro che la questione è sottile, perché attiene, nonostante la buona fede che riconosciamo alla scienza, ai misteri della vita. Il Senato americano voterà sulla questione all'inizio di Aprile, e questo spiega le massicce campagne pubblicitarie. Sarebbe meglio se del problema si occupassero organismi sopranazionali, essendo alla fine quello della clonazione un tema riconducibile ai diritti umani e al rispetto della vita nel quele sembra indispensabile un equilibrio fra etica e scienza.


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