I vescovi: iniqua la proprietà dei brevetti
'No' convinto alla brevettabilità e alla clonazione del corpo umano e di tutte le sue
componenti biologiche ''note e oggetto di scoperte future'', ma apertura alla possibilita
di una ''privativa brevettuale che protegga l'invenzione di procedure biotecnologiche per
l'isolamento, la purificazione, la replicazione in vitro e la distribuzione di elementi
biologici e chimici del corpo umano che risultino potenzialmente utili ai fini della
produzione industriale di strumenti diagnostici e terapeutici''. E' la posizione espressa
dai vescovi italiani, in una audizione alla Camera dei Deputati, in previsione del
recepimento italiano della direttiva europea in proposito. Posizione sostenibile e forse
da estendere, quanto alla brevettibilità, a tutte le sequenze genomiche scoperte,
comprese quelle del mondo animale e vegetale.
La questione del diritto di proprietà sulle scoperte relative al Dna è centrale.
Così la spiegano i rappresentanti della Conferenza episcopale: ''Se non abbiamo accesso
totale alle scoperte in questo campo, rischiamo, ad esempio nella farmaceutica, di non
avere riscontro reale dell'effettiva utilità di un farmaco rispetto a determinate
malattie''. ''La vita biologica è un bene prezioso per tutti e non può venire in alcun
modo 'sequestrata' a favore esclusivamente di alcuni'', continuano in aperta polemica con
la posizione statunitense secondo la quale ogni scoperta viene ritenuta un'invenzione e
dunque protetta da un brevetto che ne assegna la proprietà al laboratorio che l'ha fatta.
In questo modo ogni vantaggio che le biotecnologie possono portare sia in campo medico che
alimentare entra immediatamente nei circuiti di mercato come merce, escludendo dal
beneficio quei Paesi e quei ceti sociali troppo poveri per potervi accedere.
Se da una parte infatti occorre riflettere fino a che punto si possono spingere le
compatibilità fra genetica ed etica e fino a che punto modificazioni di prodotti
destinati alla catena alimentare siamo accettabili o meno, dall'altra è necessario
applicare alla questione concetti di equità che non rispondano soltanto alle leggi di
mercato. Mantenere ''monopoli temporanei conferiti dai brevetti di invenzione
biotecnologica non così rigorosi da escludere i Paesi in via di Sviluppo o un numero
rilevante di popoli o cittadini dai benefici derivanti da coltivazioni e allevamenti più
razionali e produttivi o da prestazioni diagnostiche e terapeutiche innovative ed efficaci
può far divenire iniquo un regime brevettale", accentuandone "il carattere di
'ipoteca sociale' qualora venga indebitamente esteso anche laddove non si ravvisi una sua
finalizzazione al bene dei soggetti interessati e di tutta la società''. |