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Il punto della settimana

23 marzo 2002


I vescovi: iniqua la proprietà dei brevetti

'No' convinto alla brevettabilità e alla clonazione del corpo umano e di tutte le sue componenti biologiche ''note e oggetto di scoperte future'', ma apertura alla possibilita di una ''privativa brevettuale che protegga l'invenzione di procedure biotecnologiche per l'isolamento, la purificazione, la replicazione in vitro e la distribuzione di elementi biologici e chimici del corpo umano che risultino potenzialmente utili ai fini della produzione industriale di strumenti diagnostici e terapeutici''. E' la posizione espressa dai vescovi italiani, in una audizione alla Camera dei Deputati, in previsione del recepimento italiano della direttiva europea in proposito. Posizione sostenibile e forse da estendere, quanto alla brevettibilità, a tutte le sequenze genomiche scoperte, comprese quelle del mondo animale e vegetale.

La questione del diritto di proprietà sulle scoperte relative al Dna è centrale. Così la spiegano i rappresentanti della Conferenza episcopale: ''Se non abbiamo accesso totale alle scoperte in questo campo, rischiamo, ad esempio nella farmaceutica, di non avere riscontro reale dell'effettiva utilità di un farmaco rispetto a determinate malattie''. ''La vita biologica è un bene prezioso per tutti e non può venire in alcun modo 'sequestrata' a favore esclusivamente di alcuni'', continuano in aperta polemica con la posizione statunitense secondo la quale ogni scoperta viene ritenuta un'invenzione e dunque protetta da un brevetto che ne assegna la proprietà al laboratorio che l'ha fatta. In questo modo ogni vantaggio che le biotecnologie possono portare sia in campo medico che alimentare entra immediatamente nei circuiti di mercato come merce, escludendo dal beneficio quei Paesi e quei ceti sociali troppo poveri per potervi accedere.

Se da una parte infatti occorre riflettere fino a che punto si possono spingere le compatibilità fra genetica ed etica e fino a che punto modificazioni di prodotti destinati alla catena alimentare siamo accettabili o meno, dall'altra è necessario applicare alla questione concetti di equità che non rispondano soltanto alle leggi di mercato. Mantenere ''monopoli temporanei conferiti dai brevetti di invenzione biotecnologica non così rigorosi da escludere i Paesi in via di Sviluppo o un numero rilevante di popoli o cittadini dai benefici derivanti da coltivazioni e allevamenti più razionali e produttivi o da prestazioni diagnostiche e terapeutiche innovative ed efficaci può far divenire iniquo un regime brevettale", accentuandone "il carattere di 'ipoteca sociale' qualora venga indebitamente esteso anche laddove non si ravvisi una sua finalizzazione al bene dei soggetti interessati e di tutta la società''.


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