Settimana del cibo biotech,
non c'entra solo la fame nel mondo
Si conclude domani la Settimana nazionale della Biotecnologia promossa dal Congresso
Usa. Istituita con una risoluzione del Senato votata da 243 congressisti non senza
polemiche, la settimana è stata salutata con entusiasmo dall'Alleanza per un cibo
migliore. Le argomentazioni sono quelle di sempre: il biotech può risolvere la questione
della fame nel mondo inaugurando una sorta di democrazia alimentare, il biotech
rappresenta il primato della scienza sui parassiti e le malattie delle coltivazioni.
A sostegno di queste argomentazioni i fautori del biotech hanno citato il rapporto
annuale dell'Onu sullo sviluppo umano nel quale si sostiene che le coltivazioni biotech
riducono "significativamente la malnutrizione" e che opporsi alle ricerche in
proposito, atteggiamento diffuso nelle nazioni sviluppate, rappresenterebbe una sorta di
egoismo.
Citato anche un rapporto dell'Unione Europea, sempre del 2001, secondo il quale
"l'uso di più precise tecnologie e maggiori recole di controllo probabilmente fanno
delle coltivazioni biotech qualcosa di più sicuro di quanto prodotto dalle coltivazioni
convenzionali".
Documenti sicuramente interessanti ma estrapolati ad arte da un contesto di
discussioni, almeno per quanto riguarda l'Europa, più complesse e articolate rispetto al
biotech. Il fatto è che l'Alleanza per un cibo migliore è un gruppo di pressione al
quale aderiscono coltivatori, industriali alimentari, distributori, ricercatori e
professionisti delle tecnologie dell'alimentazione. L'obiettivo dichiarato è
"combattere la fame nel mondo" quello non detto è garantirsi un mercato più
ampio possibile. Nella qual cosa non ci sarebbe niente di male, basterebbe soltanto dirlo
senza nascondersi dietro i rapporti delle Nazioni Unite. |