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Il punto della settimana

27 aprile 2002

Settimana del cibo biotech,
non c'entra solo la fame nel mondo

Si conclude domani la Settimana nazionale della Biotecnologia promossa dal Congresso Usa. Istituita con una risoluzione del Senato votata da 243 congressisti non senza polemiche, la settimana è stata salutata con entusiasmo dall'Alleanza per un cibo migliore. Le argomentazioni sono quelle di sempre: il biotech può risolvere la questione della fame nel mondo inaugurando una sorta di democrazia alimentare, il biotech rappresenta il primato della scienza sui parassiti e le malattie delle coltivazioni.

A sostegno di queste argomentazioni i fautori del biotech hanno citato il rapporto annuale dell'Onu sullo sviluppo umano nel quale si sostiene che le coltivazioni biotech riducono "significativamente la malnutrizione" e che opporsi alle ricerche in proposito, atteggiamento diffuso nelle nazioni sviluppate, rappresenterebbe una sorta di egoismo.

Citato anche un rapporto dell'Unione Europea, sempre del 2001, secondo il quale "l'uso di più precise tecnologie e maggiori recole di controllo probabilmente fanno delle coltivazioni biotech qualcosa di più sicuro di quanto prodotto dalle coltivazioni convenzionali".

Documenti sicuramente interessanti ma estrapolati ad arte da un contesto di discussioni, almeno per quanto riguarda l'Europa, più complesse e articolate rispetto al biotech. Il fatto è che l'Alleanza per un cibo migliore è un gruppo di pressione al quale aderiscono coltivatori, industriali alimentari, distributori, ricercatori e professionisti delle tecnologie dell'alimentazione. L'obiettivo dichiarato è "combattere la fame nel mondo" quello non detto è garantirsi un mercato più ampio possibile. Nella qual cosa non ci sarebbe niente di male, basterebbe soltanto dirlo senza nascondersi dietro i rapporti delle Nazioni Unite.


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