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Il punto della settimana

4 maggio 2002

Necrofilia della scienza:
clonate cellule di mucca morta

Una premessa, doverosa. Non siamo vegetariani e pensiamo che nutrirci di carne corrisponda a una necessaria esigenza di mantenere intatta la catena alimentare. Detto questo, c'è carne e carne. Quella di K.C., vitellino clonato, non vorremmo mai mangiarla. Non solo perché K.C. è nato in un laboratorio dell'università della Georgia e non in una stalla ma soprattutto perché il vitello è stato clonato da cellule di un animale morto. L'obiettivo è quello di selezionare carne di ottimo sapore e dalle grandi qualità organolettiche.

Le ricerche per far nascere K.C. sono state condotte dall'università. Appunto, e dalla ProLinia, Inc, una società costituita a posta per studiare biotecnologie alimentari. Mike Wanner, il presidente della ProLinia, presentando il vitello clonato da una mucca macellata 48 ore prima del prelievo, si è rallegrato per come si sia riusciti a sperimentare una tecnologia capace di "selezionare la qualità del prodotto prima di programmare l'investimento da compiere".

Dal canto loro gli scienziati, almeno a dar fede alle loro parole, sembrano più interessati alla speculazione scientifica. "Siamo convinti che alcune caratteristiche come la tenerezza e le venature della carne siano ereditarie e genetiche _ ha spiegato Steve Stice professore dell'università della Georgia e capoprogetto della ProLinia _ Clonando l'animale dopo averne conosciuto il sapore potremmo dimostrare la nostra teoria".

Sarà suggestione ma si avverte come una sorta di necrofilia della scienza, peraltro scarsamente giustificata visto che la razza di K.C. e di sua madre è l' Angus-Hereford, famiglia bovina di antica selezione della quale sono note sapore e gusto senza bisogno di ricorrere a esperimenti estremi.


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