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Il punto della settimana

08 giugno 2002

 

L'Australia dichiara guerra alle carpe femmine

L'Australia ha sofferto forse più di qualunque altro continente per l'introduzione nel suo habitat naturale di specie animali che hanno finito per diventare molto dannose, proliferando in assenza dei loro predatori naturali, di malattie e di parassiti, infliggendo enormi danni all'ambiente. Così gli animali non nativi dell'Australia, come la carpa europea ed altre specie marine, sono diventati un serio problema nelle acque fluviali e nell'ecosistema marino australiano. La tecnologia genetica, si ritiene ora, potrebbe fornire un modo per controllare il loro numero e limitare i danni da loro causati. La rivista New Scentist ha recentemente pubblicato uno studio compiuto dalla società australiana di ricerca CSIRO. Gli scienziati stanno progettando di usare degli esemplari geneticamente modificati per eliminare la carpa europea che ha invaso i loro fiumi. A differenza di altre specie animali arrivate nel continente in maniera accidentale, la carpa europea è stata deliberatamente introdotta nei fiumi australiani più di 100 anni fa e qui si è rapidamente riprodotta, tanto che oggi rappresenta circa il 90% della popolazione di molti fiumi del Paese e ha causato l'estinzione di dozzine di specie ittiche, mettendone a rischio molte altre. La carpa europea infatti ha seriamente danneggiato l'habitat fluviale, sradicando le piante acquatiche e mettendosi in competizione con i pesci indigeni per il cibo e l'habitat.
Poiché il controllo biologico effettuato usando predatori naturali o malattie non è un'opzione praticabile a causa della potenziale minaccia che questi potrebbero rappresentare per le specie indigene che si intende salvaguardare, gli scienziati di CSIRO stanno lavorando per sviluppare una tecnica che possa controllare la fertilità della specie. Inserendo nelle carpe copie di un gene chiamato "daughterless" che inibisce la produzione dell'enzima richiesto per lo sviluppo di un pesce femmina, essi sperano di eliminare la specie europea nel giro di 20 o 30 anni. "Se si riesce a far generare solo maschi, prima o poi la specie collasserà" ha detto Ron Thresher, della CSIRO.
Test di laboratorio hanno dimostrato che la tecnica potrebbe funzionare, ma prima che si possa introdurre la carpa geneticamente modificata nei fiumi e nei laghi, è necessario provare che la tecnologia è sicura con ulteriori studi che potrebbero richiedere diversi anni. Essa deve infatti risultare ecologicamente sicura, socialmente accettabile ed economicamente sostenibile. Si tratta di quesiti sicuramente validi che si spera vengano affrontati con la serietà che richiedono. Per ora si procede con i piedi di piombo e le stesse previsioni di CSIRO non prospettano un rilascio nell'ambiente delle trote geneticamente modificate prima del 2009, cioè a conclusione di tutti i test che accerteranno l'assenza di ostacoli di natura legale, logistica, ambientale e sociale .
Secondo New Scentist "i test prenderanno in considerazione una vasta gamma di possibili rischi, incluso se il gene è in grado di diffondersi attraverso le diverse specie". Dal canto suo Thresher ha difeso la strategia genetica sostenendo che è una soluzione migliore rispetto a quella di ricorrere all'avvelenamento dei pesci."E non si finisce- ha aggiunto - con tonnellate di carpe morte che galleggiano lungo i fiumi".


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