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Il punto della settimana

22 giugno 2002

 

Ogm nel latte Nestlé dall'altra parte del mondo

Lo scorso anno una indagine dei NAS, avviata grazie ad una segnalazione di Greenpeace, sulla presunta presenza di elementi Ogm nel latte in polvere prodotto dal colosso internazionale Nestlè, si concludeva con un decreto del governo assai discutibile: anche negli alimenti destinati ai neonati è tollerata una presenza minima di Ogm, purché l'azienda produttrice dimostri che si tratta di contaminazione accidentale. A quasi un anno di distanza dalla decisione, mentre l'inchiesta per frode in commercio aperta dal procuratore Raffaele Guariniello prosegue senza sbocchi, è nuovamente Greenpeace ad attrarre l'attenzione dell'opinione pubblica sull'attività del gigante dell'alimentazione; questa volta all'altro capo del mondo.Greenpeace ha infatti aumentato la sua pressione nei confronti di Nestlè che si ostina a vendere cibo con Ogm, inclusi gli alimenti per neonati, in molti Paesi asiatici e questo nonostante la manifesta opposizione locale agli Ogm.
"La Nestlè non dovrebbe essere autorizzata a continuare a calpestare i diritti dei consumatori riguardo al cibo modificato geneticamente", questa l'opinione di Sze Pang Cheung, attivista di Greenpeace Cina, e in effetti le numerose manifestazioni che si sono susseguite nei giorni scorsi sembrano confermare l'avversione dei consumatori asiatici.
Eppure, in una sua recente replica a proposito della politica adottata in queste aree, la Nestlè ha sostenuto l'idea di "prendere seriamente in considerazione le necessità locali, le differenze culturali e le preferenze dei consumatori relativamente all'uso degli Ogm nei prodotti alimentari". A quanto pare la Nestlè sembra essere assolutamente convinta di conoscere meglio dei consumatori stessi quali sono i loro desideri e le loro preferenze in fatto di alimentazione; d'altra parte la convinzione della società che gli ingredienti provenienti da piante Ogm siano assolutamente sicuri per la produzione alimentare, così come i loro equivalenti tradizionali, trova concordi anche la FAO, la WHO e numerose altre associazioni governative.
Così, mentre in Svizzera gli esponenti di Greenpeace gridano allo scandalo davanti ai cancelli della multinazionale, il principale fornitore di latte in polvere per neonati, non solo continua a evitare una condanna per frode, ma riesce persino a proporsi come paladino della ricerca affermando che "Nestlè sostiene una applicazione responsabile della tecnologia genetica per la produzione di cibo basata su una valida ricerca scientifica".
Non resta che complimentarsi per la lodevole iniziativa.


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