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Il punto della settimana

29 giugno 2002

 

La minaccia del bioterrorismo
erede della Guerra fredda

Qualche giorno fa il ministro della Difesa Martino aveva detto: "Sappiamo per certo che avrà luogo prima o poi un attentato terroristico di grosse dimensioni in Occidente. Non sappiamo dove avverrà l'attacco e che forma prenderà. E' quindi molto difficile dire che abbiamo davvero garantito la sicurezza dei nostri cittadini. Temo particolarmente attentati di tipo batteriologico, di fronte ai quali l'Occidente in generale non è arrivato a un grado di preparazione adeguato". Allarmismo? Preveggenza? Giusto avvertimento alla popolazione? Ancora si discute sull'opportunità di tali affermazioni ma intanto gli scienziati continuano ad affrontare la questione con meno clamore ma con chiara preoccupazione. Una settimana fa a San Marino, nel corso di un convegno internazionale sul bioterrorismo, Walter Pasini, direttore del Centro collaboratore dell'Organizzazione mondiale della Sanità per la medicina del turismo e autore del volume "Il medico e il bioterrorismo", ha detto chiaro e tondo: "E' la prima volta nella storia che il mondo si confronta con il bioterrorismo e avverte il pericolo dell'uso di armi chimiche e batteriologiche per la distruzione di massa. Non sono solo i militari ad essere esposti, come è accaduto in passato, ma l'intera popolazione civile".
Batteri e virus trasformati in armi ci terrorizzano, soprattutto se si pensa a come potrebbero essere manipolati in laboratorio da scienziati privi di scrupoli. Ad esempio, alcuni ricercatori hanno ipotizzato la possibilità di colpire, con armi genetiche, una specifica popolazione agendo su caratteristiche del loro genoma. La minaccia per la popolazione civile in realtà esiste già da tempo, pur non essendosi mai concretizzata. Durante la guerra fredda, Stati Uniti ed Unione Sovietica avevano lanciato una vera e propria corsa agli armamenti chimici e batteriologici, e il Centro di Atlanta, secondo il medico, è in allarme dai tempi della guerra del Golfo, quando si scoprì che alcuni virus e batteri pericolosi erano in mano ai terroristi. Da allora la sanità americana ed in particolare la CDC di Atlanta hanno approfondito tutti gli aspetti relativi alla preparazione e alla risposta al bioterrorismo. Non è sempre possibile sapere quali siano gli agenti biologici che i terroristi intendono impiegare. Occorre però migliorare la sorveglianza epidemiologica delle malattie infettive su scala mondiale, in particolare per quanto riguarda le malattie emergenti e quelle cosiddette riemergenti (antrace, peste, vaiolo, colera, tubercolosi, ecc.).
"Il pericolo bioterrorismo è diventato più che mai reale" - ha spiegato al convegno Antonio Cassone, direttore del laboratorio di batteriologia dell' Istituto superiore di sanità. "si sa che i Paesi occidentali sono esposti agli attacchi bioterroristici - ha detto -, ma stiamo passando dalla consapevolezza di un attacco alla preparazione per fronteggiarlo". Cassone ha anche spiegato che l'Iss , in collaborazione con il ministero della salute, ha allestito una rete di laboratori sentinella in grado di effettuare indagini diagnostiche rapidissime su possibili nuove infezioni. "Oggi ci sono centinaia di agenti che potrebbero diventare armi biologiche - ha spiegato Maurice Hilleman del centro medico militare di West Point - ma non contro tutti abbiamo antidoti efficaci". Le spore di antrace hanno ucciso cinque persone negli Stati Uniti, ma l'effetto che hanno avuto sulla popolazione, non solo americana, è stato a lungo psicologicamente devastante. E se era questo uno degli obiettivi principali dei cosiddetti bioterroristi, sono andati pienamente a segno.


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