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Il punto della settimana

13 luglio 2002

 

Biotech, pochi italiani sanno e aspettano risposte

Solo il 40% degli adulti italiani sa qualcosa, spesso anche molto poco, sulle biotecnologie. Con una premessa così poco incoraggiante, sembrerebbe quasi fuori luogo affrontare un' indagine sull'opinione diffusa sul biotech, dal momento che nemmeno la metà della popolazione ha un'idea di cosa si stia parlando. Nonostante questo, nel mese di marzo 2002 Astra-Demoskopea ha condotto una nuova indagine, (la precedente risaliva a tre anni fa) per sondare l'atteggiamento degli italiani nei confronti delle biotecnologie. I dati sono stati diffusi dallo stesso presidente di Astra-Demoskopea, Enrico Finzi, nel corso di un intervento all'Assemblea Generale di Assobiotec, svoltasi lo scorso 27 giugno in forma pubblica. Ecco le sue considerazioni sui risultati offerti dal campione di informati: "L'ignoranza collettiva non solo predomina, ma è percepita dagli stessi italiani; l'86% critica che gli Ogm non sono oggetto di un'adeguata e seria informazione della gente e il 90% chiede alle imprese produttrici un'informazione più ampia e completa".
Colpa, si dice, di campagne di disinformazione da parte dei gruppi antibiotech. Campagne che comunque non hanno evidentemente avuto l'effetto che viene loro imputato poiché gli eventuali benefici delle biotecnologie applicate all'agricoltura sono ben noti agli intervistati informati della materia. Ma cerchiamo di dare un volto più preciso a questi pochi conoscitori delle biotecnologie; secondo una classificazione fatta dalla stessa Astra-Demoskopea, possiamo individuare quattro tipologie:

  • Gli odianti fondamentalisti: sono il 20% e percepiscono gli Ogm come assolutamente negativi.
  • I critici informati: "19% sono i lettori regolari di quotidiani e mensili e appartengono alla classe media colta e aperta" e propugnano un approccio più laico e meno ideologico.
  • I favorevoli semifiduciosi: 41% sono il partito di maggioranza, favorevoli, ma con molti dubbi ancora da sciogliere, come la concentrazione nelle mani di poche multinazionali, la preoccupazione per i danni all'ambiente e alla biodiversità, la richiesta di maggiori rassicurazioni.
  • I fans poco informati: 20% entusiasti sostenitori e negatori dei rischi, sono però poco rappresentativi perché pressoché ignari delle caratteristiche tecniche delle biotecnologie.

I risultati sono indiscutibili. Come sottolinea la stessa Astra, rispetto a tre anni fa si affievoliscono gli estremismi e si rafforzano le tendenze centripete. Tuttavia, piuttosto che leggere acriticamente questi dati come una vittoria del fronte pro-biotech, ci pare ovvio sottolineare che non è in atto una guerra tra opposte fazioni, ma una campagna per la trasparenza e la sicurezza alimentare, che i consumatori hanno il sacrosanto diritto di pretendere.
Il "centro riflessivo e raziocinante" si è mostrato disposto a capire e a discutere la questione delle biotecnologie e questo comporta la necessità da parte delle imprese biotecnologiche di fornire risposte chiare alle domande poste. Nonostante la buona disposizione, il pubblico si dimostra ancora molto critico, i chiarimenti che chiede sono legittimi e le risposte, a nostro avviso, doverose.


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