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Il punto della settimana

3 agosto 2002

 

Ritirato il brevetto di Edimburgo,
era una scorciatoia per la clonazione umana

Il brevetto "di Edimburgo" EP 695 351, è stato ritirato, in parte, dall'Ufficio europeo dei brevetti (EPO), dopo tre anni dalla concessione, in seguito a numerosissime proteste e ricorsi. Il titolo del brevetto è "isolamento, selezione e propagazione delle cellule formative transgeniche animali", concesso nel dicembre '99 all'Università di Edimburgo che lavora per conto di una società australiana di biotecnologie, la Csc (stem cell sciences). Il nome scientifico nasconde una verità molto semplice: la procedura brevettata apre la strada alla clonazione umana. Il brevetto contestato descrive infatti un metodo che consente, tramite l'applicazione dell'ingegneria genetica, di isolare le cellule staminali - comprese le cellule staminali embrionali - da più cellule differenziate in una coltura di cellule per ottenere le colture pure della cellula staminale.
Contro il brevetto, in contrasto con la convenzione europea sui brevetti che vieta lo sfruttamento commerciale di embrioni umani, avevano presentato ricorso 14 organizzazioni ambientaliste, a cominciare da Greenpeace, e istituzioni pubbliche fra cui i governi di Germania, Italia e Olanda. La revisione ottenuta dopo tanta battaglia ha fatto in modo che ora il brevetto non includa più le cellule staminali embrionali, umane o animali. Ciò è stato deciso dopo un'udienza pubblica di tre giorni all'Ufficio europeo dei brevetti dalla Divisione di Opposizione nominata per valutare il caso. La Divisione ha tenuto conto in particolare del fatto che il brevetto assegnato non rispondeva ai requisiti dell'articolo 83 e dell'articolo 53(a) insieme con la regola 23d(c) della Convenzione europea sui brevetti. La regola 23d(c), in particolare, assicura che gli usi degli embrioni umani per gli scopi industriali e commerciali sono esclusi dalla possibilità di essere brevettati.
Il direttore del dipartimento ricorsi dell'Epo, Reinhard Hermann, spiegando i motivi della revisione, ha sottolineato che "l'utilizzo di embrioni umani per scopi industriali o commerciali è escluso dalla tutela dei brevetti in armonia col dettato della convenzione europea dei brevetti". Il rilascio del brevetto pare sia dipeso dall'errore di tre esaminatori che per un equivoco linguistico non si erano resi conto che esso avrebbe riconosciuto diritti anche all'impiego di cellule umane. A quanto pare, nel contesto della richiesta di brevetto, la parola 'animal', in inglese, poteva riferirsi oltre che agli animali agli esseri umani.
L'Epo aveva ammesso l'errore qualche mese dopo ma invece di rivedere immediatamente la sua decisione ha aspettato che venissero presentati ricorsi. Secondo l'esperto di biotecnologie di Greenpeace, Christoph Then, la decisione dell'Ufficio Europeo Brevetti di Monaco di ritirare il brevetto EP 695 351 solo in seguito a proteste e ricorsi, rende evidente la gravità dei rischi impliciti alla brevettazione del vivente. La Direttiva Europea 98/44 sulla protezione giuridica delle cosiddette invenzioni biotecnologiche ha ovviamente dei risvolti economici, ma anche profili di carattere etico che la brevettabilità del vivente inevitabilmente comporta. La decisione costituisce comunque un precedente perché per la prima volta un ritiro è stato motivato con aspetti etici. In futuro sarà più difficile che questo tipo di brevetti venga rilasciato. La decisione comunque non è ancora entrata in vigore: l'Università di Edimburgo ha due mesi di tempo per ricorrere anche se già molto prima della conclusione del periodo di opposizione, aveva limitato volontariamente il brevetto per escludere una parziale manipolazione genetica dell'uomo.


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