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Il punto della settimana

28 settembre 2002

 


Mucche con Dna umano per farmaci biotech. Non mancano i dubbi

Quattro mucche clonate e geneticamente modificate con DNA umano al pascolo nell'Iowa, potrebbero fornire la chiave per creare greggi di mucche identiche in grado di produrre farmaci nel loro latte e sangue. Per la prima volta, grazie alle tecniche di ingegneria genetica, dai vitelli clonati sono stati prodotti anticorpi umanizzati. La ricerca, pubblicata su Nature Biotecnology, e' stata condotta da un esperto di clonazione, James Robl, presidente della Hematech. Non sono mancate le polemiche né i dubbi sulla effettiva fruibilità di anticorpi ottenuti attraverso l'ingegneria genetica.
Gli anticorpi vengono abitualmente usati per trattare molte malattie come le immunodeficienze, le malattie infettive e quelle autoimmuni. Fino a oggi c'era un problema di approvvigionamento: queste proteine infatti non possono essere prodotte in laboratorio, l'unica fonte erano i donatori umani, che consentivano scorte limitate; gli anticorpi infatti sono prodotti quotidianamente quando l'organismo viene attaccato da agenti estranei e sono creati su misura per colpire un determinato invasore. In molti casi poi è impossibile procurarseli persino dai donatori umani; per esempio, l'unico modo per ottenere anticorpi contro l'antrace sarebbe di infettare delle persone e provocare così una reazione immune.
Hematech spera di risolvere questo problema producendo le proteine attraverso mucche espressamente infettate. L'equipe di Robl e' riuscita infatti a clonare dei vitellini in grado di produrre anticorpi umani nel loro sangue. Per arrivare a questo risultato hanno intrecciato due geni umani che unitamente producono gli anticorpi in una cellula staminale di mucca, quest'ultima è stata fusa in un ovulo di mucca. Il risultato ottenuto è stato fatto sviluppare come embrione e impiantato in una mucca. Un risultato già ottenuto sui topi, ma che non garantiva scorte sufficienti di queste sostanze. I vitelli invece possono produrre quantitativi molto maggiori. "Le mucche sono fabbriche ideali" sostiene infatti Robl "sono molto grandi, hanno molto sangue e producono tanto latte".
La speranza era che i geni umani si attivassero nelle mucche clonate cominciando a produrre le proteine anti-infettive. Ciò è accaduto nelle quattro mucche ma solo in piccola parte. Molti dei geni umani, infatti, non si sono attivati. Ad ogni modo, il piccolo quantitativo di proteine umane trovato nel sangue delle mucche clonate è stato salutato come una grande innovazione. "Abbiamo dimostrato che questo si può fare'', ha affermato entusiasta Robl, "abbiamo eliminato una prima grande barriera. Il prossimo passo sarà ingegnerizzare le mucche clonate in modo da attivare il maggior numero di geni umani".
Tuttavia, benché non sia così controversa come la clonazione umana o il cibo geneticamente modificato, la biotecnologia applicata dalla Hematech ha sollevato questioni sia etiche che legate alla sicurezza della salute. Gli attivisti per i diritti degli animali sostengono che la clonazione animale è inumana e ha un alto tasso di fallimenti. Effettivamente gli scienziati hanno realizzato 672 tentativi di clonazione e solo sei sono risultati positivi. Due delle mucche sono poi morte nel giro di 48 ore. Altri sono preoccupati per la salute umana, temono che le malattie animali possano essere trasmesse agli esseri umani ingerendo i medicinali di derivazione bovina.
Ci sono poi altre considerazioni di carattere etico: "Nessuno sta dicendo che un gene impiantato in una mucca la renda umana", ha detto Joseph Mendelson III del Centro per la Salvaguardia Alimentare. "Ma stiamo cominciando ad offuscare i confini tra le specie". Il Centro sostiene che non si conoscono abbastanza informazioni sulla biotecnologia per permettere che gli esseri umani consumino prodotti geneticamente ingegnerizzati.
Robl ha risposto che le mucche clonate sono curate meglio di qualsiasi mucca normale e che qualunque medicinale prodotto da loro dovrebbe comunque superare preliminarmente un esame accurato da parte della Food and Drug Administration, la quale ha peraltro già approvato per il consumo umano alcuni medicinali biotecnologici prodotti nelle cellule di un criceto cinese.

Marina Viola


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