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Lo Zambia e la ricchezza della biodiversità
L'Africa centrale da due anni è colpita dalla siccità, i raccolti
sono andati distrutti e 13 milioni di persone rischiano di morire di fame nei prossimi
mesi. La domanda che allora si pone, non solo agli africani ma anche alla comunità
internazionale, è se possa l'Africa affamata permettersi il lusso di rifiutare cereali
geneticamente modificati. Qualcuno sta provando a fare da solo. Il caso dello Zambia è
ormai diventato un simbolo. Il segretario di Stato Usa Colin Powell lo aveva citato, come
esempio negativo secondo il modo di vedere degli americani al vertice di Johannesburg, in
settembre, attaccando la sua resistenza agli Ogm, nonostante la grave carestia di cui è
vittima. "Ci sono più di 14 milioni di persone nellAfrica centrale che muoiono
di fame- aveva detto- eppure Zambia e Malawi rifiutano il nostro mais biotech, un cibo
assolutamente sicuro che milioni damericani mangiano ogni giorno e senza
problemi". "Lultimatum dellOnu è una forma di sfruttamento -
protestava però la portavoce dei Verdi europei, Jill Evans -, gli Usa agiscono solo per
difendere i loro interessi".
Quanto di vero ci sia in queste parole lo rivela unanalisi effettuata dalla Soil
Association, il gruppo britannico più importante di organizzazioni per lagricoltura
biologica: la colza, il mais e la soia Ogm sono costati alleconomia americana 12
miliardi di dollari dal 1999 ad oggi in termini di sussidi, abbassamento dei prezzi,
perdita di ordinazioni allestero e rifiuto del prodotto. Allo stesso tempo, assai
modesto è stato laumento del rendimento di queste colture, che pure da tempo i
sostenitori del biotech considerano la risposta più efficace al problema della fame nel
mondo.
Dopo la discussione di Johannesburg Jim Morris, direttore dellagenzia Onu per gli
aiuti alimentari (Pam), era volato in Malawi a chiarire che "nei nostri magazzini
cè cibo naturale fino a ottobre, poi non si potrà continuare senza ricorrere al
cibo biotech". Anche il Malawi, così, aveva finito per cedere agli Ogm, come già il
Mozambico, il Lesotho, lo Swaziland, lo Zimbabwe e tutti i Paesi dellarea. Tutti,
meno lo Zambia.
Il presidente Mwanawasa, naturalmente, non ha a cuore solo la salute di 10 milioni di
zambiani, le motivazioni economiche hanno il loro peso: accettare le sementi transgeniche
significa intaccare la biodiversità di tutte le colture e quindi tagliarsi fuori dai
grandi mercati europei che non vogliono comprare cibo manipolato. "Se l'Unione
europea non interviene con rapidità, lo Zambia sarà costretto a cedere alla
colonizzazione alimentare imposta dall'Onu attraverso la fornitura di aiuti
alimentari sotto forma di semi geneticamente modificati". Legambiente,
Coldiretti, Aiab e Caritas hanno inviato una richiesta ai parlamentari europei
perché ascoltino le richieste di aiuto di un paese affamato ma intenzionato
a difendere il proprio diritto di scegliere la politica agricola ed economica.
Marina Viola
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