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Il punto della settimana

12 ottobre 2002

 

 

Lo Zambia e la ricchezza della biodiversità

L'Africa centrale da due anni è colpita dalla siccità, i raccolti sono andati distrutti e 13 milioni di persone rischiano di morire di fame nei prossimi mesi. La domanda che allora si pone, non solo agli africani ma anche alla comunità internazionale, è se possa l'Africa affamata permettersi il lusso di rifiutare cereali geneticamente modificati. Qualcuno sta provando a fare da solo. Il caso dello Zambia è ormai diventato un simbolo. Il segretario di Stato Usa Colin Powell lo aveva citato, come esempio negativo secondo il modo di vedere degli americani al vertice di Johannesburg, in settembre, attaccando la sua resistenza agli Ogm, nonostante la grave carestia di cui è vittima. "Ci sono più di 14 milioni di persone nell’Africa centrale che muoiono di fame- aveva detto- eppure Zambia e Malawi rifiutano il nostro mais biotech, un cibo assolutamente sicuro che milioni d’americani mangiano ogni giorno e senza problemi". "L’ultimatum dell’Onu è una forma di sfruttamento - protestava però la portavoce dei Verdi europei, Jill Evans -, gli Usa agiscono solo per difendere i loro interessi".
Quanto di vero ci sia in queste parole lo rivela un’analisi effettuata dalla Soil Association, il gruppo britannico più importante di organizzazioni per l’agricoltura biologica: la colza, il mais e la soia Ogm sono costati all’economia americana 12 miliardi di dollari dal 1999 ad oggi in termini di sussidi, abbassamento dei prezzi, perdita di ordinazioni all’estero e rifiuto del prodotto. Allo stesso tempo, assai modesto è stato l’aumento del rendimento di queste colture, che pure da tempo i sostenitori del biotech considerano la risposta più efficace al problema della fame nel mondo.
Dopo la discussione di Johannesburg Jim Morris, direttore dell’agenzia Onu per gli aiuti alimentari (Pam), era volato in Malawi a chiarire che "nei nostri magazzini c’è cibo naturale fino a ottobre, poi non si potrà continuare senza ricorrere al cibo biotech". Anche il Malawi, così, aveva finito per cedere agli Ogm, come già il Mozambico, il Lesotho, lo Swaziland, lo Zimbabwe e tutti i Paesi dell’area. Tutti, meno lo Zambia.
Il presidente Mwanawasa, naturalmente, non ha a cuore solo la salute di 10 milioni di zambiani, le motivazioni economiche hanno il loro peso: accettare le sementi transgeniche significa intaccare la biodiversità di tutte le colture e quindi tagliarsi fuori dai grandi mercati europei che non vogliono comprare cibo manipolato. "Se l'Unione europea non interviene con rapidità, lo Zambia sarà costretto a cedere alla colonizzazione alimentare imposta dall'Onu attraverso la fornitura di aiuti alimentari sotto forma di semi geneticamente modificati". Legambiente, Coldiretti, Aiab e Caritas hanno inviato una  richiesta ai parlamentari europei perché ascoltino le richieste di aiuto di un paese affamato ma intenzionato a difendere il proprio diritto di scegliere la politica agricola ed economica.

Marina Viola

 


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