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Il punto della settimana

2 novembre 2002

 

 

Maiale umanizzato, la chimera che ci salverà la vita

La prospettiva di utilizzare organi animali umanizzati per i trapianti non è più da tempo una novità. Sono molte infatti le speranze riposte negli xenotrapianti per sopperire alla carenza di organi umani. Con la tecnica messa a punto da un gruppo di ricercatori guidati da Marialuisa Lavitrano del dipartimento di medicina sperimentale dell’Università di Milano-Bicocca, la novità è che si è riusciti a creare maialini che producono una proteina umana fondamentale per evitare il rigetto dell’organo trapiantato che, fra specie diverse, è quasi inevitabile.

Protagonisti della ricerca ancora una volta sono i maialini. Anziché ricorrere all’iniezione diretta di materiale genetico umano nell’uovo fecondato dell’animale, gli scienziati hanno lavorato sugli spermatozoi, separati dal liquido seminale e messi a contatto con il materiale genetico umano finché non lo hanno inglobato. Dall’inseminazione artificiale delle scrofe con questi spermatozoi «umanizzati» sono nati 93 maialini di cui almeno la metà contiene, nelle cellule, il gene umano. "Maiali così modificati non possono ancora essere utilizzati per i trapianti - ha però precisato la Lavitrano - Un solo gene umano non riesce a garantire la compatibilità dell'organo dell'animale con l'uomo, occorre trasferire nel maiale almeno una decina di geni umani prima di avere garanzie di successo e la piena accettazione del nuovo organo".

Modificare il Dna degli spermatozoi è un metodo naturale, secondo la ricercatrice, che non fa violenza né all'animale né alle cellule. Si sfrutta infatti un sistema che la natura stessa ha utilizzato nel corso dell'evoluzione. Che gli spermatozoi abbiano questa capacità di assorbire frammenti genetici estranei si sa da molti anni, ma c’è sempre stata un’enorme difficoltà da superare, il gene aggiunto, infatti, non si integra ed è poco efficiente. "Credo che la permanenza di questo carattere umano vada dimostrata nelle generazioni successive: è una tecnica che ha dato finora molte delusioni - ha commentato a proposito Cesare Galli, direttore del laboratorio di tecnologie della riproduzione di Cremona - ma se lo sperma si rivelerà un buona strategia per umanizzare il maiale, si sarà superato un primo grosso scoglio".

Insomma pare proprio che d’ora in poi al maiale dovremo essere molto grati, e non solo per i prosciutti. L'assenza di fretta in questa ricerca, inoltre, lascia ben sperare sulle necessarie riflessioni etiche sulla questione.

 

Marina Viola

 


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