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Ogm inchiodati dal Fisco
"L'inquinamento da Ogm in sementi, derivati alimentari e materia
prima agricola è ormai un punto di insanabile controversia che contrappone in ogni parte
del pianeta l'opinione pubblica, il mondo agricolo e buona parte dell'industria
agro-alimentare alle multinazionali produttrici di Ogm". Comincia così il
dossier di denuncia realizzato dai Vas (Verdi ambiente e società) che è stato presentato
qualche settimana fa insieme a una serie di associazioni (Ancc-Coop, Coldiretti,
Federconsumatori, Codacons, Adusbef, Aiab, Greenpeace ed altre) e in collaborazione con il
Gruppo interparlamentare di attenzione alle biotecnologie. Le industrie produttrici di Ogm
continuano a rifiutare la separazione dei prodotti geneticamente modificati da quelli
naturali, ignorando sia il principio di precauzione sia il diritto alla libertà di scelta
del consumatore.
Ma ora i tecnici del Vas hanno scoperto che nessuno degli Ogm commercializzati è
classificato con il necessario codice doganale armonizzato, senza il quale nessuna merce
può essere lecitamente esportata e importata. I codici doganali sono infatti lo strumento
indispensabile per la gestione degli scambi commerciali internazionali e sono nati
dallesigenza di individuare in modo univoco il complesso delle merci oggetto di
negoziazione sul mercato mondiale, in modo da evitare sinonimie o omonimie che possano
creare difficoltà nelle transazioni commerciali.
Dal momento che nessuna delle numerose specie di Ogm commercializzate dispone di un Codice
Doganale che le possa distinguere, sul piano fiscale, dalle sementi di origine naturale,
gli Ogm, in base alla normativa attuale, costituiscono una categoria merceologica
"clandestina" e quindi le Dogane di ogni Paese sono tenute a impedirne
lesportazione, limportazione e il trasporto. Pertanto gli Ogm devono essere
respinti non solo in virtù della moratoria alla commercializzazione e coltivazione di Ogm
in vigore nei Paesi Ue, ma a priori per l'elusione della normativa doganale
internazionale.
Il presupposto giuridico che rende inequivocabile la distinzione merceologica fra mais Ogm
e mais di origine naturale è proprio il brevetto, che le multinazionali hanno voluto a
protezione delle invenzioni biotecnologiche. Se un alimento Ogm è soggetto di esclusiva
da parte dellazienda che lo ha inventato, allora si tratta necessariamente di un
prodotto che dovrà essere classificato in maniera diversa dal suo corrispondente naturale
ed esente da restrizioni commerciali ed è perciò che necessita di un Codice Doganale
adeguato alle proprie caratteristiche.
Spetta ora alla magistratura verificare se possa essere configurata anche lipotesi
di violazione in frode della normativa fiscale. La violazione della normativa fiscale
doganale appare infatti rientrare nella ipotesi del contrabbando doganale verso Paesi
terzi. Dunque i prodotti che transitano dai Paesi Terzi verso la UE che non dispongano di
codice doganale, appaiono catalogabili quali merci di contrabbando. Nessuno dei prodotti
Ogm può essere dunque lecitamente esportato, importato e trasportato sin tanto che anche
questi prodotti non disporranno del necessario codice doganale e le associazioni
firmatarie del dossier sono impegnate a chiedere, alle Autorità nazionali e alla
Commissione UE, il blocco immediato delle importazioni e del trasporto di sementi,
derivati alimentari e materie prime agricole contaminate da Ogm.
Dal canto loro le multinazionali del biotech rifiutano l'idea di differenziare le due
tipologie di alimenti sostenendo che gli Ogm non hanno nulla di diverso rispetto ai
prodotti naturali e che non hanno quindi bisogno di alcun codice che li distingua dagli
altri prodotti.
"Quanto alla questione dei Codici Doganali, è unipotesi che non trova
riscontro nella normativa vigente - sostiene Marco Nardi, direttore dell'AIS,
lAssociazione italiana delle aziende sementiere -Anzi, è bene che si sappia, che
non per tutti i prodotti e per tutte le diverse sementi è previsto uno specifico e
distinto codice doganale". Comunque la pensino i produttori di biotecnologie, se
questa richiesta dovesse avere seguito, saranno obbligati a separare i cibi transgenici da
quelli naturali e la lotta per la biodiversità avrà trovato nel Fisco un nuovo,
inconsapevole, alleato.
Marina Viola |