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Il punto della settimana

9 novembre 2002

 

 

Ogm inchiodati dal Fisco

"L'inquinamento da Ogm in sementi, derivati alimentari e materia prima agricola è ormai un punto di insanabile controversia che contrappone in ogni parte del pianeta l'opinione pubblica, il mondo agricolo e buona parte dell'industria agro-alimentare alle multinazionali produttrici di Ogm". Comincia così il dossier di denuncia realizzato dai Vas (Verdi ambiente e società) che è stato presentato qualche settimana fa insieme a una serie di associazioni (Ancc-Coop, Coldiretti, Federconsumatori, Codacons, Adusbef, Aiab, Greenpeace ed altre) e in collaborazione con il Gruppo interparlamentare di attenzione alle biotecnologie. Le industrie produttrici di Ogm continuano a rifiutare la separazione dei prodotti geneticamente modificati da quelli naturali, ignorando sia il principio di precauzione sia il diritto alla libertà di scelta del consumatore.
Ma ora i tecnici del Vas hanno scoperto che nessuno degli Ogm commercializzati è classificato con il necessario codice doganale armonizzato, senza il quale nessuna merce può essere lecitamente esportata e importata. I codici doganali sono infatti lo strumento indispensabile per la gestione degli scambi commerciali internazionali e sono nati dall’esigenza di individuare in modo univoco il complesso delle merci oggetto di negoziazione sul mercato mondiale, in modo da evitare sinonimie o omonimie che possano creare difficoltà nelle transazioni commerciali.
Dal momento che nessuna delle numerose specie di Ogm commercializzate dispone di un Codice Doganale che le possa distinguere, sul piano fiscale, dalle sementi di origine naturale, gli Ogm, in base alla normativa attuale, costituiscono una categoria merceologica "clandestina" e quindi le Dogane di ogni Paese sono tenute a impedirne l’esportazione, l’importazione e il trasporto. Pertanto gli Ogm devono essere respinti non solo in virtù della moratoria alla commercializzazione e coltivazione di Ogm in vigore nei Paesi Ue, ma a priori per l'elusione della normativa doganale internazionale.
Il presupposto giuridico che rende inequivocabile la distinzione merceologica fra mais Ogm e mais di origine naturale è proprio il brevetto, che le multinazionali hanno voluto a protezione delle invenzioni biotecnologiche. Se un alimento Ogm è soggetto di esclusiva da parte dell’azienda che lo ha inventato, allora si tratta necessariamente di un prodotto che dovrà essere classificato in maniera diversa dal suo corrispondente naturale ed esente da restrizioni commerciali ed è perciò che necessita di un Codice Doganale adeguato alle proprie caratteristiche.
Spetta ora alla magistratura verificare se possa essere configurata anche l’ipotesi di violazione in frode della normativa fiscale. La violazione della normativa fiscale doganale appare infatti rientrare nella ipotesi del contrabbando doganale verso Paesi terzi. Dunque i prodotti che transitano dai Paesi Terzi verso la UE che non dispongano di codice doganale, appaiono catalogabili quali merci di contrabbando. Nessuno dei prodotti Ogm può essere dunque lecitamente esportato, importato e trasportato sin tanto che anche questi prodotti non disporranno del necessario codice doganale e le associazioni firmatarie del dossier sono impegnate a chiedere, alle Autorità nazionali e alla Commissione UE, il blocco immediato delle importazioni e del trasporto di sementi, derivati alimentari e materie prime agricole contaminate da Ogm.
Dal canto loro le multinazionali del biotech rifiutano l'idea di differenziare le due tipologie di alimenti sostenendo che gli Ogm non hanno nulla di diverso rispetto ai prodotti naturali e che non hanno quindi bisogno di alcun codice che li distingua dagli altri prodotti.
"Quanto alla questione dei Codici Doganali, è un’ipotesi che non trova riscontro nella normativa vigente - sostiene Marco Nardi, direttore dell'AIS, l’Associazione italiana delle aziende sementiere -Anzi, è bene che si sappia, che non per tutti i prodotti e per tutte le diverse sementi è previsto uno specifico e distinto codice doganale". Comunque la pensino i produttori di biotecnologie, se questa richiesta dovesse avere seguito, saranno obbligati a separare i cibi transgenici da quelli naturali e la lotta per la biodiversità avrà trovato nel Fisco un nuovo, inconsapevole, alleato.

Marina Viola


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