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Ogm d.o.c.: presto sulla tavola i vini transgenici
Chissà se al salone del vino di Torino si discuterà anche, tra una
degustazione e laltra, del tema che sta infiammando gli animi dei viticoltori da
diversi mesi, per lesattezza dallo scorso febbraio, quando la Commissione Europea ha
emanato una direttiva che autorizza la commercializzazione delle viti prodotte
geneticamente. Lapprovazione della direttiva comunitaria, da recepire entro il 23
febbraio 2003, rende urgente la discussione sul tema, per individuare la linea da adottare
in Italia.
Le Città del Vino, lassociazione nazionale che raggruppa oltre 480 Comuni italiani
nei cui territori si produce vino doc e docg per prime si sono schierate contro
lipotesi di un vino Ogm. "La nostra preoccupazione per il vino transgenico - ha
dichiarato il Presidente delle Città del Vino, Paolo Saturnini, - è legata al fatto che
la Comunità Europea ha autorizzato lintroduzione degli Ogm nel mercato del
materiale vegetativo della vite, rimuovendo qualsiasi riserva espressa e mantenuta in
precedenza. Non siamo contrari pregiudizialmente alla ricerca, ma crediamo che ci si debba
muovere con i piedi di piombo, valutando bene tutte le possibili implicazioni e applicando
un principio cautelativo, finché non saranno compiuti studi approfonditi."
Secondo il direttore dell Assobiotec Leonardo Vingiani, invece, se vorremo ancora
bere vini dell Oltrepò pavese o dellAlessandrino non potremo assolutamente
fare a meno di ricorrere alle biotecnologie, perché i vitigni di queste zone sono
attaccati dai parassiti che causano forti perdite nelle coltivazioni e un calo di qualità
dei vini. Per questo motivo ha criticato liniziativa dei Verdi, che hanno
sottoscritto un disegno di legge per impedire che in Italia vengano avviate ricerche sui
vitigni geneticamente modificati, ricordando che le biotecnologie sono il mezzo più
idoneo e sicuro per introdurre una resistenza ai virus, ai parassiti, e alle mutevoli
condizioni climatiche, lasciando inalterate le caratteristiche organolettiche della
singola varietà.
Anche Francesco Sala, uno dei maggiori esperti italiani di piante geneticamente
modificate, si era espresso qualche tempo fa a favore delle biotecnologie: "I nostri
migliori vitigni sono stati selezionati anni addietro perché producessero uve di pregio.
Ma in genere sono meno resistenti ai parassiti e hanno bisogno di molti antiparassitari.
La soluzione migliore sarebbe coltivare con metodi biologici vigne geneticamente
modificate che producano vino privo sia di residui di fitofarmaci, sia di tossine".
Tuttavia, se abbiamo ben interpretato le obiezioni dei viticoltori
italiani, in discussione non è certo la ricerca, se permette un effettivo miglioramento
dei vitigni esistenti per alzare la qualità del prodotto. Sotto accusa è invece la
manipolazione genetica finalizzata a realizzare in laboratorio vitigni uguali per tutte le
latitudini e territori.
Altro problema legato ai vitigni Ogm è poi la questione dell'etichettatura; se il vino
ottenuto da viti geneticamente modificate non avrà lobbligo di essere denominato
come tale, verrà equiparato a quello prodotto con uve tradizionali pur non avendo nulla a
che vedere con il millenario legame del vino con la sua terra , con lambiente che lo
circonda e con il lavoro dei viticoltori.
La maggiore preoccupazione per uneventuale introduzione di viti geneticamente
modificate è stata manifestata dagli stessi produttori che temono di pagare in prima
persona una scelta pro Ogm da parte dellItalia, che metterebbe in crisi
limmagine dei vini doc italiani, basata sul territorio e sui vitigni autoctoni.
Sia consentita una domanda. Se un vino di qualità ha senso quando contiene i profumi, i
sapori, la storia di un territorio e di una cultura, che senso ha ricrearlo in provetta?
Marina Viola |