indietro


Il punto della settimana

7 dicembre 2002

 

 

Gli USA e gli Ogm: il caso Prodigene

Il dipartimento dell’agricoltura degli Stati Uniti ha recentemente imposto una multa di circa 3 milioni di dollari a Prodigene, la società americana leader mondiale nello sviluppo di produzioni e applicazioni bio-farmaceutiche.
Durante un controllo di conformità nel mese di ottobre, il dipartimento aveva infatti riscontrato violazioni potenziali del permesso di coltivazione, da parte di Prodigene, in un sito nel Nebraska che era stato usato per un test di coltivazione di mais geneticamente alterato. In un campo di soia, che si estende sul sito del test, sono state scoperte piante di mais transgenico. A seguito di questa scoperta, il dipartimento ha intimato all’azienda di rimuovere le piante immediatamente. Tuttavia la soia era stata ormai raccolta prima che tutto il cereale modificato fosse rimosso, è stata perciò immediatamente disposta una stretta sul raccolto che è stato radunato in un singolo magazzino nel Nebraska in modo che queste sementi non entrassero nei cicli alimentari umani o animali. Simili possibili violazioni del permesso sono state individuate anche nell’Iowa.
Bobby Acord, coordinatore, per il dipartimento dell’agricoltura, del servizio di salvaguardia per piante e animali, ha detto che è la prima volta che l’agenzia impone una multa a un’azienda di biotecnologia per la violazione della legge di protezione delle piante, una legge scritta nel 2000 che regola il trasporto e la coltivazione delle piante geneticamente alterate.
Anthony Laos, presidente e direttore generale di Prodigene, ha chiesto scusa per gli avvenimenti nel Nebraska e nell’Iowa e si è assunto la totale responsabilità per questo contrattempo, evitando di incolpare i coltivatori a contratto che hanno coltivato il mais per conto dell’azienda. In entrambi i casi, i raccolti geneticamente alterati, sono stati piantati e raccolti nel 2001. L’anno successivo i coltivatori hanno piantato la soia in quegli stessi campi. Prodigene sostiene che si supponeva che i coltivatori avrebbero rimosso diligentemente quelle piante per mantenere il mais geneticamente alterato lontano dalla soia, Laos ha detto che i coltivatori avevano tentato di fare così, ma ha riconosciuto che non si era riusciti a rimuovere completamente le piante incriminate.
Il cereale era stato geneticamente modificato per sviluppare una proteina che può servire da vaccino contro una malattia virale dei maiali. Secondo Laos è altamente improbabile che una tale proteina possa danneggiare chiunque anche se ne mangiasse grandi quantità, poiché la maggior parte delle proteine vengono distrutte velocemente nel tratto digestivo umano. Ma ha riconosciuto che nessun test di sicurezza per l’uomo era stato effettuato sulla proteina e, assente tale prova, è improbabile che la Food and Drug Administration, che sta cooperando con il dipartimento dell’agricoltura nelle indagini del Nebraska e dell’Iowa, ammetta persino una quantità molto piccola di esso nei cereali destinati all’alimentazione.
Qualche giorno fa Prodigene, ha annunciato di aver finalmente raggiunto un accordo con il dipartimento dell’agricoltura che chiude definitivamente la questione. Laos si è detto molto soddisfatto per essersi lasciati alle spalle le recenti controversie e ottimista circa il futuro dei bio-prodotti farmaceutici e della loro regolamentazione.
"Il processo di negoziazione con l’USDA è ancora in corso, ma sempre in modo amichevole e professionale - ha detto - Abbiamo imparato alcune lezioni importanti e speriamo che l’intera industria biotecnologica trarrà beneficio dalle nostre attività mentre lavoriamo con l’USDA su un programma di collaborazione."
Negli Stati Uniti le aziende alimentari sono tendenzialmente favorevoli alla biotecnologia e l’unica richiesta che avanzano alle industrie biotech è di trovare il modo di produrre le proteine industriali o farmaceutiche in piante che non sono usate come alimento. Ma le aziende del biotech contestano che molte proteine importanti possono essere prodotte nella forma e quantità necessarie soltanto nei raccolti del seme oleifero, come il mais appunto. Laos ha detto che la sua azienda aveva studiato delle alternative e continuerà a farlo, ma finora non ha trovato ancora niente per sostituire il mais.
La semplice verità è che parecchie aziende, compresa Prodigene, hanno investito anni e milioni di dollari nella loro ricerca sul cereale e temono di perdere il loro ruolo competitivo se saranno costrette a cominciare da capo. Per non parlare delle implicazioni politiche della faccenda per cui, nonostante alcune aziende, la Biotechnology Industry Organization per esempio, abbiano recentemente annunciato una moratoria volontaria, dicendosi disposte a non coltivare il cereale alterato nella cosiddetta "corn belt", si sono scontrate con una forte resistenza specialmente nell’Iowa, dove molti coltivatori stanno avidamente cercando raccolti più importanti per migliorare le loro entrate.
Per concludere, il dipartimento dell’agricoltura sostiene che i raccolti come quello di Prodigene possono essere prodotti, in modo sicuro, dovunque nel paese, se vengono seguite delle procedure rigorose e il governo considera gli avvenimenti dell’Iowa e del Nebraska come un successo per i propri sforzi di applicazione della legge sugli Ogm, in quanto l’alimento potenzialmente adulterato non ha mai raggiunto il mercato.

Marina Viola


scrivi
axiabiotech@axiaonline.it