IL LIBRO DI DICEMBRE 2002

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Bugie americane, così crollò la Enron

La storia della Enron è la storia di Kenneth Lay, un uomo che è riuscito a impersonare nel bene e nel male l’idea stessa del "self made man" all’americana. La sua carriera è contraddistinta dagli stretti legami che ha sempre mantenuto con la politica, in particolare con i repubblicani, tanto da diventare per un periodo socio in affari con l’attuale presidente George W. Bush salvando la sua Spectrum 7, società di esplorazione petrolifera, dal fallimento.La grande ambizione portò la Enron, nata dalla fusione della Houston Natural Gas con la InterNorth, una delle società petrolifere maggiori del Midwest, a sfidare anche la sorte decidendo di dare il proprio nome al supertecnologico stadio di Houston chiamandolo Enron Field. Negli Stati Uniti la tradizione vuole che ogni società che ha intrecciato i propri destini con uno stadio è sempre fallita.

La storia della Enron passa anche attraverso Jeff Skilling, ex McKinsey, che convince Ken Lay sulla necessità di trasformare la società, che inizialmente si occupava di trasporto di gas, in una grande banca dell’energia dove ogni giorno i ricavi si raggiungevano comprando e vendendo energia e creando dei funambolici arbitraggi tra i vari mercati e i diversi stati dell’Unione. Tutti gli asset furono ceduti in nome del trading appoggiando questa strategia sulla superiorità dell’intelligenza sulle macchine. Macchine però la Enron ne distribuiva parecchie, soprattutto Porsche argentate, a tutti i suoi "cervelli" che erano i veri produttori dei ricavi e quindi dei profitti della società di Houston.

Come dimenticare poi Andrew Fastow, il genio della finanza, l’uomo che inventò il meccanismo delle SPE (Special Purpose Entities). Perseguire costantemente la finalità di massimizzare il valore di una società, principio alla base delle "Pubblic Company" americane, impone un continuo incremento dei profitti e dei flussi di cassa. Non importa se questo obiettivo viene perseguito attraverso trucchi contabili che spostano fuori dal perimetro di consolidamento i costi e le perdite, l’importante è che nessuno lo dica. La Arthur Andersen mantenne questa consegna del silenzio pagandone poi direttamente il prezzo, ma non fu l’unica. Tutte le grandi banche di Wall Street hanno partecipato alla grande festa della Enron ottenendo in cambio di rating favorevoli commissioni e consulenze milionarie. Poi, come spesso accade, il vento gira. I giornali economici che fino a quel momento avevano fatto finta di non vedere si accorgono che il gigante di Houston, la società simbolo del nuovo yappismo, il simbolo della "new economy", sta affondando come il Titanic inghiottito da un oceano di debiti e perdite.

Le proporzioni del disastro sono tali che è impossibile intervenire. Il motto era "We’re smarter than you guys" (noi siamo più svegli di voi) ma alla fine fingendo un accordo in extremis la Dynegy di Chuck Watson riuscì a sfilare a prezzo di realizzo il pezzo più pregiato della Enron e cioè l’oleodotto da 20mila chilometri che parte dal Texas per arrivare nel Midwest.

American Lies. Ascesa e caduta della Enron - Alessandro Spaventa e Fabrizio Saulini - Fazi Editore - 185 pag. 16,50 Euro