IL LIBRO DI SETTEMBRE 2002

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Falcone e Borsellino - Mistero di Stato

Che cosa si nasconde dietro la duplice uccisione dei giudici Falcone e Borsellino? Quali erano gli interessi che erano andati a toccare? Chi, all'interno della mafia, li voleva morti? E fuori? Queste domande, a dieci anni dalla strage di Capaci e da quella di Via d'Amelio, dopo anni di indagini e dopo le condanne di chi materialmente effettuò queste stragi, sono ancora attuali. Non ci sono risposte, ci sono sospetti. Molti si appuntano su quella che è stata chiamata la "convergenza di interessi": un intreccio tra affari contigui alla mafia, protezioni politiche richieste e accordate, collusioni tra logge, capitali e delinquenza comune. Quello che è certo, sostengono Enrico Bellavia e Salvo Palazzolo nel libro "Falcone Borsellino Mistero di Stato" - Edizioni della Battaglia-, è che chi uccise i due magistrati non si fermò al loro assassinio: distrusse anche il lavoro che si erano lasciati alle spalle, si assicurò che non restasse traccia delle indagini avviate, fece tutto ciò che era necessario, in sostanza, per azzerare il pericolo che Falcone e Borsellino erano stati per gli interessi e le strategie mafiose. I due autori ricostruiscono, subito prima e a ridosso della morte dei due giudici, il castello complesso di rapporti che mise in contatto, a diversi livelli, la mafia - sia Riina che Provenzano - con il grande capitale finanziario, lo stesso che poi incappò in mani pulite, le logge massoniche, più o meno deviate, i servizi segreti, alcuni settori del mondo della politica. Il quadro che ne viene fuori è agghiacciante. Se Bellavia e Palazzolo hanno visto giusto, la stagione delle stragi ha messo in piedi un progetto criminale sostenuto da una serie di rapporti che allunga la sua ombra fino ai giorni nostri e che può portare, in tempi molto brevi, a una nuova stagione di stragi, forse ancora più feroce, in cui si tireranno i conti delle promesse non mantenute e delle alleanze rinnegate. Impressionante la ricostruzione che gli autori fanno della "trattativa" avviata da Riina con esponenti del Ros attraverso la mediazione di Vito Ciancimino e la portata distruttiva che questo spiraglio di apertura di credito nei confronti della mafia ebbe quando l'iniziativa si arrestò. Altro capitolo tutt'ora aperto è quello della ricostruzione della presenza dei servizi segreti sul luogo dell'attentato al giudice Borsellino - non tanto di Contrada quanto di qualche altro fantomatico agente - e della sparizione della borsa e dei documenti che Borsellino portava sempre con sé: come si ricorderà la stessa sorte toccò ai documenti che il giudice Falcone aveva archiviato nei suoi computer che dopo la sua morte risultarono tutti cancellati o manomessi.

"Falcone Borsellino Mistero di Stato" - Enrico Bellavia e Salvo Palazzolo - Edizioni della Battaglia - maggio 2002 - € 10 pagg. 126