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Il punto della settimana

2 agosto 2003

 

Le linee guida per il trattamento medicinale
non dovrebbero essere basate sulla razza, dicono i genetisti

 

Nel gennaio scorso la FDA ha pubblicato una guida per l’industria farmaceutica americana suggerendo di utilizzare l’origine etnica nella raccolta delle informazioni per i test clinici, sottolineando che gruppi differenti rispondono diversamente ai prodotti medici. Autorizzata anche dal governo federale, negli Stati Uniti la sperimentazione su base etnica svolge ora un ruolo importante nei test sulle cure di origine genetica. I ricercatori americani sostengono infatti che la crescente disparità riscontrata nella reazione alle malattie fra pazienti di razze differenti non può essere causata semplicemente dalle differenze nella possibilità di accesso alle cure. Ad esempio, secondo la guida di riferimento della FDA, negli Stati Uniti i bianchi hanno più probabilità delle persone di origine asiatica e africana di avere livelli alterati di un enzima che metabolizza una certa serie di medicine quali gli antidepressivi e gli antipsicotici; altri studi hanno indicato che i neri rispondono male a parecchie classi di agenti anti-ipertensivi. Inoltre, alcuni giorni fa, il dottor Ismail Jatoi ha dichiarato alla Reuters che "le statistiche sulla popolazione degli Stati Uniti hanno indicato che, a partire dal 1981circa, c’è stato un aumento della disparità nei tassi di mortalità per cancro al seno fra le donne caucasiche e afroamericane". Per studiare il fenomeno, il dott. Jatoi e suoi colleghi hanno esaminato i dati su un totale di 23.612 donne bianche e nere, a cui era stato diagnosticato un carcinoma primario del seno, su un periodo di 20 anni in un sistema di uguale accesso alle cure. Secondo lo studio il fattore di rischio per la sopravvivenza dei neri rispetto ai bianchi era aumentato in maniera esponenziale negli anni.
Complessivamente, ha commentato il dottor Jatoi, "le disuguaglianze nell’accesso alle cure sono quasi certamente un fattore importante. Tuttavia, questo studio dimostra che i tassi di sopravvivenza al cancro del seno fra le donne caucasiche e afroamericane stanno divergendo anche in un sistema di parità d’accesso alle cure".
Secondo gli esperti della genetica, tuttavia, i medici potrebbero sbagliare nei loro tentativi di abbinare le cure e specialmente i medicinali, con l’origine etnica, perché geneticamente non esiste alcuna razza. "Sarebbe meglio puntare a un approccio più personale con la medicina", hanno suggerito il dottor Craig Venter, pioniere della genetica, e la sua collega Susanne Haga. I due medici hanno elogiato la FDA per il tentativo di formulare una guida che prende in considerazione la genetica nel momento di testare le medicine, ma hanno anche detto che usare semplici nozioni di razza non è certo il modo migliore di procedere. Il dottor Venter ha più volte sottolineato che la genetica non sostiene le idee sociali e culturali di razza, perché parecchi team di scienziati hanno riscontrato che ci sono più differenze genetiche fra africani di regioni differenti, per esempio, che fra africani ed europei.
In teoria, le linee guida dovrebbero suggerire ai neri di assumere una medicina e ai bianchi un’altra. Ma il rischio è che se un paziente nero difetta del fattore genetico specifico presunto dalla guida di riferimento, potrebbe assumere la medicina sbagliata. I ricercatori hanno perciò suggerito che sarebbe meglio fissare dei test genetici individuali, da usare eventualmente in base alle caratteristiche genetiche di ogni singolo paziente.

Marina Viola


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