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1 agosto 2005

tratto da L'Espresso

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Uno scudo chiamato genetica
La banca del Dna è utile nella lotta ad Al Qaeda? Gli esperti ne sono convinti Purché la tecnologia venga usata anche in altri campi
Dalla biometria ai sensori anti bomba

Prelievo forzoso di Dna dalla saliva. Tra le novità previste dal cosiddetto pacchetto Pisanu antiterrorismo, è questa sicuramente la misura che ha scatenato più polemiche. C'è il rischio di una schedatura di massa dei codici genetici? C'è la possibilità che, attraverso il Dna, si scoprano malattie che magari rientrano nel diritto alla privacy? "Macché. Noi ci lavoriamo da anni e sappiamo che il database sarà utile solo all'identificazione di un individuo quando falsifica il nome e non se ne hanno le impronte digitali. Tutto qui". Leonardo Santi, presidente del Comitato Nazionale per la Biosicurezza e le Biotecnologie (Cnbb) non ha dubbi: la banca dati del codice genetico non è una misura da Grande Fratello orwelliano e può risultare molto utile nella lotta al terrorismo. "In tutti i paesi occidentali l'archivio genetico dei criminali è una misura normale; sarebbe sciocco non utilizzarlo", continua Santi: "In America proprio qualche settimana fa il presidente Bush ha stanziato un miliardo di dollari per i prossimi cinque anni a favore della Dna Initiative, un programma per aiutare i singoli stati Usa ad allargare i loro archivi genetici dove finiscono non solo i criminali, ma anche i sospetti". Lo stesso Cnbb aveva proposto al Parlamento qualche mese fa qualcosa di molto simile per i criminali in genere. "Il funzionamento è piuttosto semplice", continua Santi: "Dopo l'autorizzazione del pm si può prelevare il campione biologico (saliva, secondo il decreto) e conservarlo in azoto liquido, in modo che non si deteriori, per 40 anni. Tutti i dati, poi, saranno trasformati in un codice digitale per essere inseriti in computer connessi agli archivi degli altri paesi. Per allestire il database e mettere in moto tutta la macchina organizzativa servono circa due milioni di euro e più di 800 mila euro l'anno per i normali costi di gestione, personale escluso".
Ma la banca del Dna, utile a fini investigativi o al limite come deterrente, è soltanto uno dei tanti strumenti che la scienza e la tecnologia possono mettere in campo per contrastare attacchi terroristici che di solito sono estremamente 'low tech' (si pensi alle Torre Gemelle, ma anche alle bombe di Madrid e Londra) eppure devastanti. Uno dei settori su cui più si sta investendo è quello dei sensori capaci di individuare sostanze pericolose, come i laser a frequenze altissime in grado di 'attraversare' superfici e individuare esplosivi e armi in genere. Alcuni di questi strumenti sono già in commercio e vengono utilizzati sperimentalmente in diversi aeroporti Usa. Sempre negli Stati Uniti si punta anche su microrobot come quelli sviluppati da un team di ricercatori dell'Università del Wyoming (Usa) che riescono a rilevare la presenza di sostanze tossiche. L'idea di un attacco batteriologico ha portato gli americani a lavorare in particolare sul 'bioshield' (bioscudo) a cui sono state dedicate risorse per sei miliardi di dollari per i prossimi dieci anni. L'obiettivo è quello di trovare 'contromisure mediche' per possibili attacchi bioterroristici che possano riportare in Occidente malattie ormai sradicate: in altre parole creare una scorta di vaccini, terapie e farmaci in grado di mettere KO un attacco biologico. "I microrganismi che ci potrebbero colpire sono di due tipi: batteri, responsabili di antrace, peste e botulismo, e virus che causano vaiolo, ebola, lassa, febbre gialla ed encefaliti", spiega Enrico Magliano, presidente dell'Associazione Microbiologi Clinici Italiani. Oltre a una rete di piccoli laboratori pronti per la prima diagnosi, nel nostro paese i centri di eccellenza (coordinati dall'Istituto Superiore di Sanità) sono sparsi nel territorio da Nord a Sud: l'Ospedale Luigi Sacco di Milano, l'Istituto Lazzaro Spallanzani di Roma o l'Ospedale Ascoli Tomaselli di Catania, solo per citarne alcuni. L'Italia è poi uno dei paesi all'avanguardia nella lotta al bacillo dell'antrace. Presso l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Puglia e della Basilicata si stanno conducendo ricerche per la messa a punto di un vaccino di nuova generazione contro l'antrace. La lotta contro questa polverina bianca di facile reperimento passa anche attraverso altre scoperte. "Abbiamo individuato una molecola non tossica per l'organismo umano (proviene dal tè verde) capace di inibire le tossine dell'antrace", dice Cesare Montecucco, del dipartimento di Scienze Biomediche dell'Università di Padova: "Per ora siamo arrivati a un grado di protezione del 50-60 per cento ma contiamo, nel breve termine, di alzare questa percentuale".
"Se il pericolo bioterrorismo dovesse rimanere tale nei prossimi anni, potrebbero tornare vaccinazioni di massa, come quella contro il vaiolo finita oltre venti anni fa", continua Magliano. Per contrastare queste patologie è infatti meglio prevenirle: nel caso dei virus, per esempio, è infatti difficile una diagnosi precoce utile a salvare la vita. Inoltre, alcune malattie (per esempio quelle virali) sono trasmissibili e non c'è bisogno di essere stati a contatto con la fonte primaria dell'infezione. "Speriamo solo che i batteri o i virus immessi nell'ambiente dai terroristi non siano geneticamente modificati", dice Magliano. In questo caso cambierebbero le carte in tavola e si dovrebbe ricominciare tutto (o quasi) da capo per trovare una terapia efficace.
E se da una parte medici e biologi si stanno dando da fare per scongiurare i pericoli del bioterrorismo, dall'altro lato non è da meno il lavoro di fisici e ingegneri informatici ed elettronici. A maggio l'Fbi ha per esempio annunciato la nascita di Sentinel (pronto fra tre anni e il cui costo, secondo indiscrezioni, sarà di 600 milioni di dollari), un network di computer di ultima generazione collegati da una rete ad altissima velocità capace di unire gli archivi di tutti i dipartimenti statunitensi. Il tutto condito da un'infrastruttura informatica capace di comparare i dati di fermati e sospetti, soprattutto quelli biometrici, utili per l'identificazione. Sempre nel campo dell'identificazione il Senato americano ha recentemente approvato il Real-ID Act, un documento che porterà alla nascita di carte di identità o patenti impossibili da falsificare munite di chip su cui sono scritte le principali informazioni di una persona: da quelle biometriche a quelle anagrafiche. In Europa si lavora molto sulla creazione di reti di telecamere capaci, attraverso un apposito software, di riconoscere volti e movimenti sospetti: per esempio una persona che negli ambienti della metropolitana si muove nel senso contrario del flusso delle altre persone. "Si tratta una tecnologia a cui stiamo lavorando da tempo", spiega Giancarlo Grasso, direttore centrale tecnico di Finmeccanica. "Il problema nel sorvegliare un luogo non è infatti il numero delle telecamere: oggi ce ne sono tantissime e come è successo a Londra riescono a individuare perfino gli attentatori. Ma dopo l'attacco. Bisogna quindi dotarle di una 'intelligenza' che permetta loro di capire cosa riprendono. E, possibilmente, mettere in correlazione le loro informazioni con quelle registrate con altri mezzi. In modo che l'attacco possa essere prevenuto".

Federico Ferrazza

 


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